Un Papa dalla fine del mondo. Più luci che ombre nella figura di Francesco I

Un Papa dalla fine del mondo. Più luci che ombre nella figura di Francesco I

Vatican Pope

Jorge Mario Bergoglio è il primo Papa non europeo dal 741, dopo Gregorio III. La sera del 13 marzo 2013, al quinto scrutinio, è eletto papa assumendo il nome di Francesco in onore di San Francesco d’Assisi. È il primo papa ad assumere tale nome, il primo gesuita a diventare papa ed il primo pontefice proveniente dal continente americano (e dall’emisfero australe).

Jorge Mario Bergoglio, l’arcivescovo di Buenos Aires diventato Papa Francesco I, è nato nella capitale argentina il 17 dicembre 1936 da una famiglia di origini piemontesi. Il pontefice che viene dalla “fine del mondo”, come ha detto subito dopo l’elezione, ha studiato e si è diplomato come tecnico chimico, ma poi ha scelto il sacerdozio con il noviziato nella Compagnia di Gesù. Dopo gli studi umanistici in Cile, nel 1963 è tornato a Buenos Aires e si è laureato in filosofia. Fra il 1964 e il 1965 è stato professore di letteratura e di psicologia nel collegio dell’Immacolata di Santa Fe e nel 1966 ha insegnato le stesse materie nel collegio del Salvatore nella capitale. La laurea in teologia è arrivata nel 1970, un anno dopo l’ordinazione. Dopo gli anni di insegnamento, nel 1986 si è recato in Germania per ultimare la sua tesi dottorale. Il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo ha nominato vescovo di Auca e ausiliare di Buenos Aires. Papa Wojtyla stesso lo ha creato cardinale nel concistoro del 21 febbraio 2001.

L’appoggio dei sostenitori di Carlo Maria Martini nel Conclave del 2005

Venne considerato uno dei candidati più in vista per l’elezione a pontefice nel conclave del 2005; secondo la ricostruzione del conclave raccolta dal vaticanista Lucio Brunelli, che avrebbe secondo il diario di un cardinale elettore, Bergoglio fu il cardinale più votato dopo Ratzinger. Pur se tradizionalmente il presule aveva sempre rifiutato incarichi di un certo peso nella curia romana, anche i cardinali che votarono per Carlo Maria Martini puntavano sul porporato argentino, che poteva contare sui voti di quasi tutti i cardinali provenienti dall’America latina.

Al secondo scrutinio i voti per Ratzinger aumentarono rispetto al primo, ma anche Bergoglio ottenne un numero di preferenze non trascurabile: i sostenitori di Bergoglio miravano a fargli ottenere 40 voti. Al terzo scrutinio a Ratzinger mancavano pochissimi voti per essere eletto: diversi cardinali del blocco di Bergoglio, allo scrutinio successivo, si arresero e diedero a Ratzinger i voti che gli mancavano per l’elezione.

Il primo discorso

Una volta affacciatosi da piazza San Pietro, il nuovo Papa ha detto:

«Fratelli e sorelle, buonasera. Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo, ma siamo qui. Vi ringrazio dell’accoglienza, la comunità diocesana di Roma al suo vescovo, grazie. Prima di tutto vorrei fare una preghiera per il mio vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, che il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca»

Il Papa ha poi pregato per Benedetto XVI e ha recitato insieme alla piazza un Padre Nostro, un’Ave Maria e un Gloria. Poi ha proseguito:

«E adesso cominciamo questo cammino della Chiesa di Roma, quella che presiede nella carità tutte le chiese. Un cammino di fratellanza, di amore e di fiducia tra noi. Preghiamo tra noi, l’uno per l’altro. Mi auguro che questo cammino di Chiesa sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella. E adesso vorrei dare la benedizione, ma prima vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vorrei che il popolo preghi il Signore perché benedica il vescovo»

Il Papa ha invitato quindi a un momento di silenzio e di raccoglimento, osservato dalla piazza e interrotto poi quando Bergoglio si è vestito con i paramenti. Introdotto dal cardinale protodiacono, ha poi dato la benedizione universale.

Figlio di un ferroviere

Il padre Mario faceva il ferroviere, e la mamma Regina faceva la casalinga. La sua vocazione sacerdotale è maturata dopo il diploma di perito chimico. È diventato prete a 33 anni, e a 35 era già tra i gesuiti più autorevoli dell’Argentina (i suoi rapporti con il governo sono da sempre molto tesi). Poco dopo ha sofferto problemi respiratori e, dopo un’operazione, Bergoglio ha subìto la perdita di un polmone.

Una condotta di vita modesta e riservata

Nella sua città vive in un modesto appartamento, gira in tonaca, usa il «colectivo», il bus, o la «subte», la metropolitana. Anche quando gira per Roma, evita la veste cardinalizia. Quando, nel febbraio 2001, ha ricevuto la porpora cardinalizia e i fedeli gli proposero di pagare il viaggio a Roma per la cerimonia d’insediamento, ordinò agli argentini di restare a casa e distribuire i soldi ai poveri. Inoltre, anziché comprarsi la porpora fece aggiustare quella che usava il suo predecessore.

Bergoglio e la crisi economica argentina

Questo è un Papa che conosce il mondo del lavoro: prima di entrare in seminario fu perito chimico e da ecclesiastico è stato immerso nella realtà della crisi economica argentina e sudamericana. Papa Francesco I sa usare parole taglienti per descriverla: “C’è stato in questo tempo – ha dichiarato Bergoglio – un vero terrorismo economico-finanziario. Che ha prodotto effetti facilmente registrabili, come l’aumento dei ricchi, l’aumento dei poveri e la drastica riduzione della classe media. E altri meno congiunturali, come il disastro nel campo dell’educazione. In città e nei barrios intorno a Buenos Aires ci sono due milioni di giovani che non studiano né lavorano. La Chiesa è contraria al modo barbaro in cui si è compiuta la globalizzazione economicistica”.

Progressista ma contrario alle nozze gay

È progressista nei temi sociali, ma quando nel 2010 in Argentina venne presentato il progetto di legge sul matrimonio tra omosessuali, Bergoglio scrisse una lettera alle monache carmelitane di Buenos Aires in cui definiva il progetto di legge come una movida del diablo (una mossa del diavolo) e le incitava a pregare contro il scatenare una «guerra di Dio» contro il progetto. La presidentessa Kirchner lo accusò di voler tornare ai tempi dell’Inquisizione.

La battaglia contro l’aborto

Lo scorso settembre, quando la Corte Suprema di Buenos Aires voleva depenalizzare l’aborto, Bergoglio disse che sarebbe stata una decisione “disdicevole“. In un comunicato, scrisse: «Ancora una volta si vuole limitare o eliminare il valore supremo della vita e ignorare i diritti dei bimbi a nascere. L’aborto non è mai una soluzione. Quando si parla di una madre incinta, parliamo di due vite: entrambe devono essere preservate e rispettate perché la vita è un valore assoluto».

Bergoglio e la dittatura argentina

È stato oggetto di inchieste giornalistiche e azioni legali il rapporto tra Bergoglio e i vertici del regime dittatoriale che governò l’Argentina dal 1976 al 1983. Nel 2005 il futuro papa fu formalmente accusato da un avvocato per i diritti umani di complicità in relazione al rapimento di due sacerdoti gesuiti ostili al regime, Orlando Yorio e Francisco Jalics. L’episodio, avvenuto nel 1976, quando Bergoglio era Provinciale dei Gesuiti argentini, è approfondito anche nel libro del giornalista Horacio Verbitsky L’isola del silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina, pubblicato nel 2005, edito in Italia da Fandango.

Secondo il libro  fu proprio Bergoglio a ritirare la protezione sui sacerdoti, dopo che i due si rifiutarono di interrompere le loro visite nelle baraccopoli della città: una scelta che condusse alla loro cattura e alla loro reclusione, che si protrasse per cinque mesi.

Il lavoro di Verbitsky si basa sulle dichiarazioni di Orlando Yorio, uno dei due gesuiti rapiti, rese poco prima della sua morte, avvenuta per cause naturali nel 2000. «La storia lo condanna», ha detto Fortunato Mallimacci, ex preside della Facoltà di Scienze Sociali dell’Università di Buenos Aires. Bergoglio «si è sempre opposto a tutte le innovazioni all’interno della Chiesa e, soprattutto, durante gli anni della dittatura, ha dimostrato di essere molto vicino al governo militare». Ad attaccare il pontefice anche un comunicato della mamme di plaza de Mayo. Nel 2007 scrissero che Bergoglio era «complice della dittatura».

Chi lo difende afferma che queste accuse non hanno alcun fondamento. Al contrario, dicono i suoi difensori, durante il governo dei militari Bergoglio avrebbe aiutato molti dissidenti a fuggire.

L’accusa è stata respinta, ma nel 2010 il prelato è stato nuovamente chiamato a testimoniare su questo rapimento dal tribunale di Buenos Aires durante il processo ESMA; nella sua testimonianza ha affermato di aver segretamente incontrato Emilio Massera e Jorge Videla con l’obiettivo di ottenere la liberazione dei due religiosi.

Nel 2011 Bergoglio è stato chiamato a testimoniare anche in relazione al caso del cosiddetto Robo de Bebés, la sottrazione di neonati avvenuta durante la dittatura.

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