La laurea vale sempre meno- Livelli occupazionali, retribuzioni, opportunità

La laurea vale sempre meno- Livelli occupazionali, retribuzioni, opportunità

Rapporto di Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati: aumenta il tasso di disoccupazione e il precariato, mentre diminuiscono le retribuzioni. Succede anche per ingegneri e medici. La laurea, però, vale ancora più del diploma

Il “pezzo di carta” vale sempre meno in Italia. E la stessa sorte hanno le lauree “forti”, quelle che un tempo davano più lavoro, come in ingegneria e medicina. E’ quanto emerge dal XV Rapporto di Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati, un’indagine che ha coinvolto oltre 400 mila laureati post-riforma di 64 atenei.

Nell’ultimo anno, infatti, appare calato ancora il tasso di occupazione dei laureati, non solo tra quelli freschi di laurea ma anche tra i colleghi che il pezzo di carta l’hanno preso in tempi meno recenti. E se è vero che nell’arco della vita lavorativa la laurea continua a rappresentare un forte investimento contro la disoccupazione (anche se meno efficace in Italia rispetto agli altri paesi), è altrettanto vero che per coloro che escono dall’università si registrano bassi stipendi, una riduzione della stabilità lavorativa negli ultimi quattro anni associata a un aumento particolare dei lavori non regolamentati da alcun contratto di lavoro (+3 punti per i laureati di primo livello, +4 punti per i colleghi di secondo livello). Il lavoro nero (laureati senza contratto), poi, riguarda il 7% dei laureati di primo livello e degli specialistici, il 12,5% di quelli a ciclo unico.

La disoccupazione, tra l’altro, aumenta in misura superiore rispetto all’anno passato fra i laureati triennali: dal 19 al 23%, ma lievita pure fra i laureati specialistici, quelli con un percorso di studi più lungo (dal 20 al 21%) e fra gli specialistici a ciclo unico, come i laureati in medicina, architettura, veterinaria, giurisprudenza: dal 19 al 21%. Una tendenza che si registra anche fra i laureati tradizionalmente caratterizzati da un più favorevole posizionamento sul mercato del lavoro, come, ad esempio, gli ingegneri.

Rispetto all’indagine 2008 la stabilità lavorativa ha subito una forte contrazione, pari a 10 punti tra i triennali, 6 punti tra gli specialistici, ma solo di 3 punti tra i colleghi a ciclo unico. Contrazione legata in particolare al vero e proprio crollo, in taluni casi, dei contratti a tempo indeterminato (-13 punti percentuali tra i laureati triennali, -8 punti tra gli specialisti e -4 tra quelli a ciclo unico).

Le retribuzioni a un anno dalla laurea superano di poco i 1.000 euro netti mensili. Rispetto alla precedente rilevazione, se si considerano le retribuzioni reali, ovvero se si tiene conto del mutato potere d’acquisto, le contrazioni crescono fino all’8% tra i triennali e al 5% tra gli specialistici, ciclo unico compresi. Se si estende il confronto temporale all’ultimo quadriennio (2008-2012), emerge che le retribuzioni reali sono diminuite, per tutte e tre le lauree considerate, del 16-18%.

La condizione occupazionale e retributiva dei laureati resta comunque migliore di quella dei diplomati. Fonti ufficiali (Istat e Oecd) evidenziano che, fino a oggi, nell’intero arco della vita lavorativa, in Italia, i laureati hanno presentato un tasso di occupazione di oltre 12 punti percentuali maggiore rispetto ai diplomati (76,6 contro 64,2%). Le medesime fonti confermano che anche la retribuzione ha premiato i titoli di studio superiori: fra i 25-64enni risulta più elevata del 50% rispetto a quella percepita dai diplomati.

Fonte: Rassegna.it

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