La storiografia latina

La storiografia latina

Nel mondo latino, prima che il contatto con il mondo greco desse luogo a una produzione storiografica vera e propria, i primi testi anticipatori del genere sono rappresentati dalle laudationes funebres , cioè dagli elogi funebri, pronunciati in occasione delle esequie di uomini importanti, che venivano poi scritti e riposti negli archivi delle famiglie, e dagli Annales pontificis maximi , compilazioni annuali di fatti- redatte a cura dai pontefici massimi, trascritte su tavole imbiancate (tabulae deablatae) ed esposte annualmente fuori dalla regia , sede delle massime autorità religiose- confluite poi negli ottanta libri pubblicati a cura del pontefice massimo Publio Mucio (II sec.a.C.).

Quando l’ influsso del mondo greco fu più intenso si ebbero i primi annalisti, Q.Fabio Pittore e Cincio Alimento (III sec.a.C) che, attenendosi all’ antico schema annalistico, esposero le vicende di Roma dalle origini mitiche alla II guerra punica, servendosi della lingua greca per rivolgersi ad un pubblico più ampio di quello romano-italico di fronte al quale volevano giustificare l’ operato di Roma. Non molti anni dopo, continuando a utilizzare la lingua greca, composero Annales Caio Acilio e Aulo Postumio Albino.

Marco Porcio Catone il Censore (234-149a.C.), sempre ancorato al modello annalistico, compose in latino le Origines in sette libri, in cui ricordò, oltre alla fondazione di Roma, l’ origine delle principali città italiche. Lo schema annalistico fu ancora seguito in età sillana da Lucio Cassio Emina, da Caio Fannio, da Caio Sempronio Tuditano, da Calpurnio Pisone Frugi (i cui Annales arrivavano alle vicende del 146 a.C), da Valerio Anziate, che in nome di un acceso nazionalismo travisò spesso i Quadrigario, sebbene le vicende continuassero ad essere descritte anno per anno, l’ argomento venne tuttavia limitato a un periodo più ristretto di tempo, anticipando la monografia che si affermò con Sempronio Asellione, espositore in quattordici libri degli eventi di cui era stato testimone fino al 91a.C, celio Antipatro, autore di una storia della seconda guerra punica per la quale utilizzò anche fonti filoannibaliche come Sileno di Calatte, e Cornelio Sisenna (120-67 a.C.), che prendendo come modello il greco Clitarco, celebratore di Alessandro il grande, inserì Silla nella sua Storia come eroe.

L’ editore di cicerone, Tito Pomponio Attico(109-32), si distinse dagli annalisti tradizionali, trattando rapidamente nel suo Liber Annalis la storia di Roma dalle origini fino al suo tempo e, parallelamente, facendo riferimento alla storia di altri popoli.

Con Cornelio Nepote (Isec a.C) si affermò a Roma la biografia, concepita sulla scorta della biografia peripatetica come galleria di figure esemplari destinate ad edificare il lettore, mentre le prime vere e proprie autobiografie ebbero inizio con M.Emilio Scauro, politico e oratore di nobile famiglia ed esponente di rilievo del partito oligarchico, P. Rutilio Rufo, console nel 105 a.C ed allievo di Panezio, e Quinto Lutazio Catullo (100-44a.C)fu anche uno storico di grande valore che, con i suoi commentarii contrappose a una storia che mirava solo o ad edificare il lettore o a suscitare il suo sgomento e la sua commozione, una storia che rivolgeva il suo interesse a problemi di tecnica militare e topografia ed era caratterizzata da un fine essenzialmente politico.

Caio Sallustio Crispo (86-35), contemporaneo di Cesare, ispirandosi a Tucidide e alla storiografia ellenistica, trattò nelle sue monografie avvenimenti storici recenti, inserendovi ampi discorsi e drammatizzando le vicende, secondo la tendenza mimetica. Contemporaneo di Cesare e Sallustio fu Cicerone (106-43a.C), le cui opere costituiscono a una fonte importante per ricostruire le vicende di Roma nel I secolo a.c.

Il maggior storico dell’ età augustea fu Tito Livio 859a.C-17 d.C) che nei suoi 142 libri (Ad urbe condita) narrò la storia di Roma dalle origine al 9 a.C o d.C. Annalista e storico, Livio concepì la storia romana come un ciclo conclusosi nell’ età di Augusto, periodo in cui Roma aveva compiuto la sua missione, quella di pacificare e civilizzzare il mondo. Di poco posteriore a Livio, Pompeo Trogo redasse una storia universale (Historiae philippicae) in 44 libri in chiave anti-romana, volta a contrapporre alla grandezza di Roma le grandi egemonie del passato.

In età tiberiana Velleio Patercolo, appartenente ad una famiglia di tradizioni militari e collaboratore di tiberio, nelle sue historiae – che narravano le vicende di roma dalle origini al 30 d.C- tracciò soprattutto una galleria di grandi figure attorno alle quali ruotavano gli avvenimenti storici. Diversa per finalità e impostazione è invece l’ opera del contemporaneo Valerio Massimo ( Factorum et dictorum memorabilium libri IX ) concepita come prontuario di anneddoti curiosi, raccolta di exempla di vizi e virtù, attinti dal mondo della storia. Di parecchio posteriore Quinto Curzio Rufo, avvalendosi di diverse fonti, non sempre favorevoli, svolse l’ exemplum di Alessandro il grande, forse nel periodo in cui Caligola aveva preso come modello il Macedone. Nulla è rimasto delle opere degli storici di opposizione, che ,criticando l’ accentramento dei poteri in una sola persona, rimpiansero la libertà repubblicana, perché il loro dissenso fu presto soffocato, ma le loro opere, ufficialmente condannate, ma segretamente fatte circolare, furono le fonti del più grande storico dell’ età imperiale, Cornelio Tacito (55-117 d.C circa), che ricostruì le vicende di Roma dal 68 al 96 d.C nelle Historiae (ma ci è stato conservato solo il periodo dal 69 al 70) e dalla morte di Augusto alla morte di Nerone negli Annales ( di cui ci sono pervenuti i libri I-IV, parte del V e del VI ,l’ XI lacunoso, i libri XII-XV, il XVI incompleto). Esponente di quell’ aristocrazia senatoria nostalgica dell’ età repubblicana, Tacito presentò gli imperatori della dinastia giulio-cladia, che posero le basi dell’ assolutismo monarchico, sotto una luce quanto mai sfavorevole. Moralista e psicologo attentissimo a indagare nel profondo delle singole personalità, Tacito compose una storia piena di pathos che, riprendendo i canoni della storiografia mimetica, mirava a drammatizzare i fatti e a ricostruire le vicende interpretandole come frutto della volontà di singole personalità, di cui venivano messe in luce le pieghe più riposte dell’ animo. Soprattutto nella rappresentazione di eventi particolarmente tragici Tacito seppe mettere in rilievo la grandezza e l’ abiezione della natura umana.

Contemporaneo di Tacito, Caio Svetonio Tranquillo, segretario del’ imperatore Adriano, nelle Vite dei Cesari, seguendo gli schemi delle biografie alessandrine, delineò il ritratto fisico e morale di dodici imperatori, da Giulio Cesare, considerato iniziatore di questa forma di governo a Roma, a Domiziano; nel De virus illustribus ( di cui ci è giunta solamente la sezione De gramaticis et rethoribus ) ricostruì la vita dei letterati dell’ antichità. Ancora nel periodo di Adriano e degli Antonini, fondendosi principalmente sull’ opera di Livio, scrissero compendi Anneo Floro- che nel Bellorum Romanorum libri II paragonò le vicende del popolo romano alla vita di un individuo- e Lucio Ampleio, che compose il Liber Memoralis . In età costantiniana la tradizione di Svetonio fu continuata dagli Scriptores Historiae Augustae , che compilarono trenta biografie (di cui sono perdute quelle relative al periodo 244-253) di imperatori e pretendenti al trono vissuti nei secoli II-III d.C, con un intento moralistico, che mirava a far convergere l’ attenzione del lettore quasi esclusivamente sulle virtù o i vizi dei protagonisti.

Nel IV secolo, in cui il paganesimo tentò la sua rivincita sul cristianesimo ormai trionfante, non mancarono opere storiche. Ammiano Marcellino ( 330-400d.C), un greco nato ad Antiochia, fu l’ ultimo grande storicodi roma. Nei Rerum gestarum libri XXXI , che iniziavano con l ‘ascesa al trono di Nerva e si concludevano con la morte di Valente nel 378d.C ( ma i libri I-XIII non ci sono stati trasmessi),Ammiano Marcellino, riallacciandosi a Tacito e unendo alla narrazione annalistica gli schemi delle biografie imperiali, esaltò il passato nobile di Roma, ma non nascose la sua simpatia per la personalità affascinante del suo contemporaneo, l’ imperatore Giuliano l’ Apostata- che si illuse di risuscitare il paganesimo nella sua forma più elevata- di cui lo storico descrisse con ammirazione la morte “in piedi”. Di minor valore letterario è il Breviarium ad Urbe condita , manualetto di agevole consultazione, sritto da Eutropio per istruire gli imperatori Valentiniano I e Valente sulla storia millenaria di Roma da Romolo alla morte di Gioviano.

Girolamo (345-420 circa d.C), che con le sue opere rappresenta nel modo più completo la sintesi tra la classicità e la nuova cultura cristiana, coltivò anche il genere storiografico, componendo una monumentale Cronaca, riassunto di storia universale e parziale traduzione dell’ omonima opera del greco Eusebio di età costantiniana, arricchita con notizie desunte da altre fonti (tra cui Svetonio) e completata con la narrazione degli eventi svoltisi dal 325 al 378. Alla Cronaca fecero le basi dell’ agiografia medievale, oltre al De virus illustribus , celebrando i grandi del cristianesimo. In realtà le circa 130 biografie che compongono tale opera, iniziando con quella dell’ apostolo Pietro e concludendosi con quella di Girolamo stesso, comprendendo anche vite di eretici, ebrei e pagani.

Nel V secolo dopo Cristo lo spagnolo Orosio nel suo schizzo di storia universale ( Historiae adversus paganos ), in cui affermava che l ‘ impero romano era un’ istituzione voluta dalla Provvidenza per la diffusione del Cristianesimo in tutto i lmondo, anticipò ormai la mentalità medioevale.

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