Vaticano- Sister Mary Ann guida il battaglione da sbarco dei cardinali americani al Conclave

Vaticano- Sister Mary Ann guida il battaglione da sbarco dei cardinali americani al Conclave

Sister Mary Ann Walsh

Sister Mary Ann Walsh

Sister Mary Ann per il momento è stata neutralizzata, ma quanto potrà durare?

A Sister Mary Ann Walsh, l’efficientissima spin-doctor dei cardinali Usa a Roma (http://usccbmedia.blogspot.it/), certamente non sarà piaciuto annullare a tamburo battente il press-briefing di oggi al Pontifical North American College: era annunciata l’eminenza newyorkese Tim Dolan, ed era previsto un pienone senza precedenti da parte di molte centinaia fra i 5mila giornalisti accreditati al conclave. I quali, invece hanno ripiegato in buon ordine sulla conferenza stampa “ufficiale” di padre Federico Lombardi, in Sala stampa vaticana.

Lo “spokesman” gesuita della Santa sede, non ha però potuto fare a meno di rendere un po’ di onore delle armi alla collega, religiosa statunitense della “Sister of Mercy”. Lombardi ha confermato che lo spegnimento dei riflettori sul “media center” del Gianicolo è avvenuto dopo che, nella quarta congregazione generale, alcuni porporati avevano sollevato obiezioni sull’attivismo mediatico dei colleghi a stelle e strisce. Questi, a quanto è dato di capire, hanno acconsentito di buon grado: ma non è escluso che qualcuno fra gli undici elettori Usa nel futuro conclave abbia valutato che il «bingo» era comunque stato raggiunto. E la riprova è arrivata nel giro di poche ore, quando su Twitter è comparso un nuovo account: @TerzaLoggia. L’informazione recita:  “Benvenuti alla pagina Twitter ufficiale della Segreteria di Stato. Welcome to the official Twitter page of the Secretariat of State”.

La “terza loggia” del Palazzo Apostolico è quella dove ha sede la segreteria di Stato, dove fino al 28 febbraio “ha regnato” con pieni poteri il cardinale Tarcisio Bertone: ora camerlengo della Santa vacante. Non è un caso che il primo tweet – bilingue: italiano e inglese – abbia recitato: «In questo momento di particolare importanza la Segreteria di Stato si unisce a tutta la Chiesa in preghiera per il futuro Pontefice».

Il nuovo account si affianca a @Sede_vacante, subentrato a @Pontifex, su cui il Papa emerito Benedetto XVI ha twittato per poche settimane. Resta il fatto che la cronaca odierna del pre-conclave è principalmente questa: la roccaforte curiale vaticana ha dovuto pretendere una tregua mediatica al “team” americano. Il quale, certamente, non era sbarcato a Roma per indugiare sui social network o cercare spazio sulle tv satellitari: e probabilmente neppure – a dispetto dei “rumor” – per spingere un proprio candidato in conclave.

L’offensiva mediatica statunitense, durata quattro giorni, è invece parsa avere obiettivi sostanziali. Il primo è stato, con verosimiglianza, quello di trasmettere – sotto i fari globali della Sede vacante – l’immagine di una Chiesa americana compatta e orgogliosa, dopo anni di “martirio” mediatico, giudiziario e finanziario per gli scandali sugli abusi sessuali. La seconda finalità dei leader delle Chiesa Usa – finalità più interna al mondo ecclesiale – è stata quello di non farsi emarginare all’inizio del cruciale passaggio conclavario, proprio a motivo della “crisi-pedofilia”.

Da un punto di vista tattico, è indubbio che il braccio di ferro sulla data di inizio del conclave (proseguito anche oggi in congregazione) ha avuto i cardinali Usa protagonisti: Da un punto di vista strategico, porre con forza il tema della trasparenza sul caso-Vatileaks – lo ha fatto soprattutto il cardinale di Boston, Sean O’Malley – è sembrato dettare in modo impegnativo l’agenda: l’elezione del nuovo Papa non può avvenire senza un profondo chiarimento interno alla Chiesa. Un chiarimento nel quale – detto in termini giornalistici – i problemi emersi all’interno della Curia romana hanno un peso analogo – e non inferiore – a quello delle forti criticità emerse in tante Chiese europee e angloamericane sul versante dell’etica sessuale dei sacerdoti.

Il senso dei “briefing” organizzati – con successo professionale – da Sister Mary Ann, è stato e resta questo: dei problemi della Chiesa (tutti) è necessario che i cardinali parlino prima del Conclave. Con “fraterna trasparenza”: almeno fra di loro. Piace pensare che il cardinal Bertone abbia dato oggi risposte adeguate ai confratelli americani: i salesiani di don Bosco, cui il camerlengo appartiene, in un secolo e mezzo sono diventati più di 15mila e operano i 131 paesi. La concretezza evengelica fa parte integrante del loro carisma. Ora sarà interessante vedere quali sviluppi l’inedita “apertura di gioco” americana sul prosieguo del pre-conclave e poi in Cappella Sistina.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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