Nell’interregno vaticano si prepara il Conclave. Servono i due terzi dei voti per il nuovo Papa

Nell’interregno vaticano si prepara il Conclave. Servono i due terzi dei voti per il nuovo Papa

“Conclave” viene dal latino “cum clave” per indicare che i cardinali resteranno chiusi a chiave nella cappella Sistina finché non sarà eletto il successore di Benedetto XVI. Il voto sarà a scrutinio segreto, e i cardinali non possono avere con sé telefonini, tv, radio né portatili. Innanzi tutto il cardinale diacono sorteggia tre Scrutatori, tre Revisori e tre Infirmarii (ossia gli incaricati a raccogliere i voti di eventuali “infermi”). I Cerimonieri consegnano almeno due o tre schede bianche a ogni elettore, poi abbandonano la Sistina.

Ogni cardinale compila la scheda, la piega a metà e, tenendola sollevata, si reca all’altare. È qui che giura di aver votato per «colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto» poi depone la scheda su un piatto e la fa scivolare nel calice-urna. Terminato il voto, gli scrutatori verificano che le schede corrispondano al numero degli elettori passandole da un calice a un altro. Quindi si procede allo scrutinio davanti all’altare. I Revisori controllano e solo in seguito le schede vengono bruciate. Una fumata nera dal comignolo della cappella Sistina indica che non è stata presa una decisione. Si vota a oltranza: per l’elezione del Papa servono i due terzi dei voti (limite reintrodotto da Benedetto XVI nel 2007).

Intanto è iniziato il periodo di interregno. E’ molto diverso dal solito, perché dopo oltre 650 anni, con un Papa ancora in vita, ma solo emerito, dopo la calmorosa rinuncia. In ogni caso ora «dovrà essere convocato, da coloro a cui compete» il Conclave per l’elezione del nuovo Papa.

Dalle 20 di giovedì 28 febbraio, oltre al pontefice, hanno cessato l’esercizio dei loro uffici il segretario di Stato, i prefetti, i presidenti e i membri di tutti i dicasteri curiali. Mantengono l’incarico solo il penitenziere maggiore – oggi il cardinale Manuel Monteiro de Castro -, il cardinal vicario per la diocesi di Roma (Agostino Vallini) e il cardinale arciprete di San Pietro (Angelo Comastri). Non decade dall’ufficio neanche il Camerlengo, il cardinale Tarcisio Bertone, che ha sigillato l’appartamento pontificio, preso possesso del Palazzo Apostolico, e ora curar e amministra, col consenso dei cardinali nei casi più gravi, i beni e i diritti temporali della Santa Sede.

Prima domenica senza Benedetto XVI. Con la sede vacante, il nome di Ratzinger sparisce dalle messe sia come Papa che in riferimento alla capitale come vescovo di Roma nella preghiera eucaristica. I parroci sono alle prese con la nuova formula: per cui nella messa saranno rvolte preghiere al collegio cardinalizio. Nessun riferimento al Papa emerito. Non ci sarà naturalmente la tradizionale preghiera dell’Angelus guidata dal pontefice.

Ma torniamo al Conclave. Durante il periodo delle votazioni, che si tengono appunto nella cappella Sistina, gli elettori risiedono nella Domus Sanctae Marthae, un edificio moderno costruito proprio per questo scopo. Fra un luogo e l’altro i porporati possono spostarsi in pullman o a piedi, posto che non possono in alcun modo essere avvicinati da estranei. A partire dal 34esimo scrutinio si va al ballottaggio tra i due cardinali più votati, ma sempre con la maggioranza dei due terzi. Quando finalmente un candidato raggiunge tale risultato, dal comignolo della cappella Sistina esce una fumata bianca: insieme alle campane è il segnale che il Papa è stato eletto. La folla attende trepidante in piazza San Pietro mentre il nuovo pontefice viene vestito per essere presentato ai fedeli. Il cardinale protodiacono – incarico ricoperto dal francese Jean-Louis Tauran – darà a quel punto lo storico annuncio: «Habemus Papam!». Sarà allora che il nuovo pontefice si affaccerà dalla loggia su piazza San Pietro.

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