Ritratto collettivo di Giovanna D’Arco (III H del Liceo Scientifico Galilei)

Ritratto collettivo di Giovanna D’Arco

Giovanna

Pittura, del 1485 circa, (Centre Historique des Archives Nationales, Parigi, AE II, 2490)

L’infanzia

1420 –  Enrico V, Re di Inghilterra, e Carlo VI, Re di Francia firmano il trattato di Troyes. Il trattato stabilisce che il regno di Francia apparterrà all’Inghilterra dopo la morte del Re. Ma i due re muoiono a pochi mesi di distanza. Enrico VI è il nuovo re di Inghilterra e Francia, ma egli ha solo pochi mesi. Carlo VII, il Delfino di Francia, non ha alcuna intenzione di lasciare il suo regno ad un bambino, né quantomeno al suo tutor, il Duca di Bedford. Così inizia una sanguinosa guerra e gli inglesi, insieme ai Borgognoni, invadono la Francia. La Loira, fiume e confine naturale, temporaneamente tiene lontani gli invasori. Carlo VII, il Delfino, trova rifugio a Chinon. Egli vorrebbe andare a Reims  per esser ufficialmente incoronato Re di Francia; ma la città è nelle mani degli inglesi.

La Francia sta così attraversando il periodo più buio della sua storia.

Solo una cosa può salvarla…

Un miracolo.

Un miracolo  che veste i panni di una donna: Giovanna, la pulzella d’Orleans.

La Chiesa sta vivendo la profonda crisi del grande scisma d’Occidente. Nel gennaio del 1412, ci sono un Papa e due antipapa. Insieme a questa lacerazione all’interno della Chiesa, vi sono continue lotte fratricide fra i popoli europei, la più drammatica delle quali: la ‘’Guerra dei Cento Anni”.
Guerre, carestie, pestilenze, eresie stanno mettendo in ginocchio l’Europa. E’ il tempo degli incubi, dove le manifestazioni mistiche si intrecciano con le magie e le stregonerie.

In questo clima di sopraffazione, di congiure e di usurpatori, di confusione nella Chiesa e nelle nazioni, nel 1412, a Domrémy, villaggio della Lorena, nasce Jeanne d’Arc.

Jeannette, questo è il nome con il quale la chiamano nel suo villaggio, è la minore dei cinque figli di Jacques d’Arc e Isabelle detta Romèe. Il padre Jacques – piccolo proprietario terriero, nel 1423 è decano del villaggio ed è anche rappresentante presso i signori del luogo, tra i quali Robert de Baudricourt, e la madre Isabelle è molto devota e prodiga di pellegrinaggi.

Jeanne ha un’infanzia tutto sommato felice, impara a filare e cucire, ma non a leggere e scrivere.

Nonostante la giovane età visita e conforta i malati e spesso offre il proprio giaciglio ai senzatetto per dormire lei stessa per terra, sotto la copertura del camino.

Sin da piccola avverte un bisogno quotidiano e frequente di ricevere l’assoluzione dai suoi peccati da parte del parroco del villaggio, ed è visitata costantemente da voci celesti.

La piccola associa a queste voci e segni un unico significato: quello di essere la prescelta da Dio per aiutare la Francia e il Delfino, erede al trono.

La vita di Jeanne cambia alla tragica morte della sorella diciottenne, violentata da alcuni soldati inglesi durante un assedio, la piccola va  così a vivere con gli zii.

Jeanne,avvertito sempre più il bisogno di adempiere alla volontà di Dio, parte il 22 febbraio 1429, diretta a Chinon, accompagnata da un manipolo guidato da un corriere reale, Colet de Vienne, e composto da Jean de Metz e Bertrand de Poulengy, uomini di fiducia di Robert de Baudricourt, seguiti ciascuno da un proprio servitore, e da Richard Larcher, anch’egli soldato al servizio del capitano di Vaucouleurs. Il piccolo drappello percorre una non facile via fra territori contesi, giungendo al castello di Chinon all’inizio del mese di marzo. Il fatto di essere scortata dagli uomini di un capitano fedele al Delfino probabilmente gioca non poco a favore dell’incontro con quest’ultimo.

‘’Vi porto notizie dal nostro Dio. Il Signore vi renderà il vostro regno, voi sarete incoronato a Reims e scaccerete i nostri nemici. In questo sono la messaggera di Dio: concedetemi la possibilità e io organizzerò l’assedio della città di Orléans’’, queste le parole di Jeanne al Delfino, che convinceranno l’intera corte di esser davvero davanti ad una messaggera del Signore.

Autorizzata da Carlo VII, munita di un esercito, armatura e capigliatura da uomo, Jeanne conduce il suo esercito ad Orléans dove tratta con gli avversari, ed in nome del Signore, li convince alla resa.

Il trionfo

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Questione di giorni, Orléans non può più resistere, la Francia meridionale già si vede Inglese e con lei Carlo VII -talmente disperato da  affidare l’esercito ad una diciassettenne- già si vede morto, trafitto dalla pregiata spada di un lord Inglese nel suo castello di Chinon.

Dio è ormai l’unica salvezza. Non resta che pregare.

E i soldati guidati da Giovanna D’Arco pregano due volte al giorno.

Niente più prostitute, bestemmie, violenze e saccheggi; c’è una patria da salvare, la fiducia del popolo da riconquistare.

Difensori e non più briganti guidati dal carisma di una diciassettenne vestita da soldato, in mano spada e bandiera bianca rappresentante Dio benedicente il fiordaliso Francese, marciano alla volta di una Orléans ormai sotto assedio, talmente stremata, senza né cibo né acqua, da chiedere la fine del conflitto ai nemici con conseguente consegna del Sud della Francia; i Borgognoni, interessati all’offerta, la sottopongono agli alleati Inglesi che però rifiutano; vogliono combattere, vogliono mostrare la loro potenza sul campo.

Il Bastardo d’Orléans riesce però a tenere libera la porta di Bourgogne attraverso la quale Jeanne D’Arc, accompagnata da sacerdoti intonanti il Veni Creator, farà il suo ingresso trionfale nella città; non è ancora tempo di attaccare però, il Bastardo suggerisce di aspettare l’armata reale ma la ragazza  impaziente, fiduciosa e convinta delle premonizioni delle voci, consiglia agli Inglesi di arrendersi. Questi ultimi, sbruffoni, le consigliano invece di tornare a pascolare le vacche.

Poco dopo l’ingresso dell’armata reale all’interno delle mura cittadine, giunge notizia al Bastardo d’Orléans dell’arrivo di un numeroso contingente nemico; allora la donna chiede al Bastardo di essere avvisata in caso di attacco, ma stesso la sera quando va a coricarsi inizia l’assalto.

Velocemente la Pulzella prende il suo stendardo e la sua spada e corre alla bastia di Saint Loup, dove i soldati Francesi stavano ripiegando; la vista della ragazza porta però nuove energie e la prima di una lunga serie di vittorie.

Il giorno seguente, 5 Maggio, festività dell’Ascensione, Giovanna ordina nuovamente agli Inglesi di ritirarsi ma questi rifiutano, costringendo la donna a decidere, il giorno dopo, di uscire dalla porta di Borgogna con l’esercito al completo. Gli Inglesi però, si sono astutamente radunati nella fortezza di Augustins, da cui godono di una posizione favorevole; allora i Francesi girano le spalle e iniziano a ritirarsi e proprio in quel momento gli Inglesi escono dalle postazioni e attaccano.

Allora Giovanna ordina rapidamente un contrattacco, devastando i nemici.

L’indomani arriva il momento di conquistare le Tourelles, ma si tratta di una battaglia più difficile del previsto; Giovanna viene ferita da una freccia e trasportata fuori dal campo di battaglia da alcuni soldati. Verso sera il bastardo d’Orléans sta per annunciare la ritirata, causa stanchezza e tramonto imminente, ma Jeanne chiede di attendere e va a pregare in una vigna lì vicino. Al suo ritorno vede il suo stendardo su un ponte, in mano ad un soldato; cavalca fino a lui e glielo strappa dalle mani. L’esercito interpreta quel gesto come un segnale e parte all’attacco, sconfiggendo gli Inglesi.

Le Tourelles erano cosa fatta. Il giorno dopo i due eserciti si fronteggiarono per due ore in campo aperto ma  alla fine gli Inglesi si ritirarono e Giovanna ordinò di non inseguirli, perché era Domenica.

Forti della storica vittoria Giovanna e il Bastardo si dirigono verso Reims, assediano Jargeau e acquistano un nuovo alleato: il conestabile Arturo di Richemont. Quest’ultimo farà perdere fiducia a Giovanna, perché antico nemico di Carlo VII;d’altro canto grazie all’apporto numerico dei suoi uomini farà vincere battaglie fondamentali.

E l’ultima battaglia battaglia fondamentale è quella di Patay, con l’esercito Inglese schierato in campo aperto che sbarra la strada alla realizzazione del disegno divino.

La lotta viene momentaneamente rimandata, il buio incombe e l’esercito Inglese lo sfrutta per riposizionarsi in modo da sorprendere i nemici . Tuttavia un cervo tradisce i soldati Inglesi;   inerme saltella tra le fila dei soldati, facendo sobbalzare l’esercito che con un grido da modo agli esploratori Francesi di farsi individuare facilmente e con cura. I Francesi non ci pensano due volte e con la spinta di Joanne travolgono i nemici senza dargli il tempo di difendersi; una vera e propria strage che scuote – e non per la prima volta- Giovanna, la quale dinnanzi alla brutale morte di un soldato Inglese che urla e si stramazza a terra, scende dal cavallo e lo consola, dandogli la possibilità di confessarsi prima di morire.

Quella di Patay è l’ultima grande impresa in campo di Giovanna, alla quale seguono le conquiste di città minori; tuttavia il sovrano mostra freddezza e quasi disinteresse verso gli eroi della patria, forse a causa della presenza di Richemont.

La Pulzella però non demorde, deve conseguire il suo obiettivo, e prega il Delfino di dirigersi verso Reims, dove il 16 Luglio iniziano i preparativi per la consacrazione del Re e il 17 quest’ultimo fa il suo ingresso nella Cattedrale, accompagnato dalla reliquia della Santa Ampolla. Tra tutti gli stendardi  presenti alla cerimonia, ad un passo dall’altare, presidia lo stendardo bianco di Giovanna, che una volta consacrato il re di Francia, si getta alle sue ginocchia urlando “Oh Re, ora è compiuto il volere di Dio!”.

I signori della guerra sconfitti dagli arcieri inglesi

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Fino a tutto il XIII secolo le operazioni militari erano state condotte e gestite dai “signori della guerra” appartenenti all’aristocrazia, che dai tempi di Carlo Magno avevano costituito la parte più forte del potere politico e militare: i nobili erano infatti i soli a disporre di terre e quindi di denaro sufficiente per allestire e  armare la cavalleria. Erano i cavalieri, truppe di nobili uomini in cerca di fortuna alle subordinazioni dei signori feudali, il punto di forza degli eserciti medievali. I fanti rappresentavano soltanto un nucleo secondario, e di essi facevano parte prevalentemente contadini e artigiani strappati alle loro  occupazioni, male armati e male addestrati. Tuttavia nel corso del XIV secolo, a partire dalla guerra dei Cent’anni, il ruolo della cavalleria venne declassato a causa della comparsa di nuove tattiche di combattimento della fanteria. Tra queste innovazioni le più significative sono le armi da getto, ovvero la balestra e l’arco che acquistarono progressivamente importanza.

La prima fase della guerra dei cent’anni mise pertanto in luce un nuovo fatto: la cavalleria che contava unicamente sull’impeto eroico e sul combattimento a campo aperto ,poteva essere annientata da uno schieramento di fanti, armati di arco, addestrati, ben disposti sul terreno. Infatti il segreto dei successi inglesi consisteva nell’impiego di abili arcieri opposti alla cavalleria francese. Nell’esercito erano inquadrati in truppe scelte. Erano ben retribuiti, indossavano una comoda giacca allacciata alla vita ed in testa portavano un elmetto di cuoio irrobustito con due listelle di ferro incrociate. Quando la cavalleria si lanciava alla carica, gli arcieri rispondevano con una fittissima pioggia di frecce, che gettava nel terrore lo schieramento nemico. La velocità degli arcieri inglesi era impressionante tiravano a 300 iarde o più con frecce leggere ed a 275 iarde con frecce pesanti ed archi da combattimento dotati di libraggi notevoli. Risultati come questo si ottenevano con un addestramento accuratissimo, che veniva effettuato periodicamente nelle piazze di ogni villaggio dove erano diffuse anche gare di competizione all’arco. Ai due modi di combattere corrispondevano due tipi diversi di guerrieri. I cavalieri francesi erano guerrieri di tipo feudale, forti ma scoordinati. Gli arcieri inglesi erano invece contadini, selezionati proveniva dai villaggi e dai campi, non possedeva beni o ricchezze significative. A volte erano anche  fuorilegge ma per le loro abilità fisiche venivano scelti per essere vere e proprio macchine da guerra.

Il processo

Giovanna interrogata dal cardinale di Winchester, dipinto di Paul Delaroche del 1824. Musée des Beaux-Arts, Rouen.

Giovanna interrogata dal cardinale di Winchester, dipinto di Paul Delaroche del 1824. Musée des Beaux-Arts, Rouen.

Nonostante le truppe si fossero ormai ridotte a pochi volontari e mercenari, Giovanna decise di continuare a combattere fino a quando le voci non le avessero ordinato il contrario. Così si diresse verso Compiègne, per sferrare un nuovo attacco agli inglesi, ma la resistenza si presentò più forte del previsto e nel 1430 l’eroina francese fu fatta prigioniera dai Borgognoni e poi venduta a Giovanni di Lussemburgo.

Fu condotta nelle prigioni di  Piccardia, Artois e Normandia, ma soprattutto nel castello di Beaurevoir dove si conquistò la simpatia di Jeanne de Luxemburg, che minacciò di diseredare chiunque avesse condotto la giovane agli Inglesi. Alla morte di Jeanne, che avvenne dopo circa quattro mesi dalla cattura della Pulzella, Giovanni di Lussemburgo consegnò quest’ultima al vescovo di Bauvais, Pietro Cauchon, accanito sostenitore della fazione anglo-borgognone, per l’ingente somma di  10 000 scudi d’oro. La prigioniera venne infine portata agli inglesi per essere processata e, dopo sei mesi dalla cattura, venne rinchiusa nella cella di Rouen.

Il tanto amato Delfino Carlo VII non fece alcun passo per liberare la donna, né offrì alcun riscatto; lei stessa tentò due volte la fuga senza successo.

Contro la Pulzella si mosse il tribunale dell’Inquisizione, nella persona di Pietro Cauchon, che aprì il processo, per accusa di eresia e stregoneria, diviso in due parti: l’istruttoria, ossia la raccolta delle testimonianze contro l’accusata e l’ordinaria, il pentimento (che comprendeva anche le torture e la sentenza).

Durante la sua prigionia, la giovane francese veniva sorvegliata da guardie di sesso maschile e, per questo motivo, secondo diverse testimonianze preferiva indossare pantaloni e tunica, cuciti saldamente tra loro e legati da una dozzina di corde, per proteggersi dallo stupro, soprattutto a seguito del voto di castità.

Il tribunale decise di usare questo dato contro di lei, poiché aveva violato il divieto di cross-dressing ( l’atto di indossare vestiti associati al sesso opposto al proprio), Giovanna infatti supplicò più volte il vescovo Cauchon di portarla nella prigione di una chiesa, in tal caso avrebbe potuto indossare un abito.

All’inizio Giovanna non rischiava la morte, infatti le sarebbe bastato confessare l’eresia per essere assolta e mandata in un monastero; ma nei diversi processi continuò a sostenere e difendere le “voci”,che dichiarò provenire da San Michele, Santa Margherita e Santa Caterina. A partire dal 21 febbraio 1431 fu interrogata sei volte in pubblico, di fronte ai più celebri teologi del tempo, senza che potesse usufruire di una difesa: completamente affidata a Dio, non commise nessun passo falso che avrebbero potuto usare a suo discapito. Furono studiate le sue abitudini e alcuni si recarono persino nel suo villaggio natale all’Albero delle fate, luogo quasi fiabesco in cui Giovanna giocava da bambina.

Dal 10 marzo 1431 si tennero sei udienze a porte chiuse, dove non si rinunciò a torturarla. Le si fecero domande sull’aspetto degli angeli, sulle sue visione e le voci che la consigliavano in battaglia, interrogatori che duravano parecchie ore consecutive e che tendevano a confondere psicologicamente l’accusata in modo da ricavare informazioni contro di lei, ma senza alcun esito positivo.

Giovanna più volte chiese di parlare al Pontefice ma le venne negato, nei vari interrogatori era solita ripetere “ mi rimetto a Dio e al Nostro Santo Padre il Papa”.

Il 16 aprile dello stesso anno le condizioni di salute di Giovanna peggiorarono come testimoniano alcune fonti: “… the Earl of Warwick told us (the witness and the other doctors) that Joan was ill, as he had been told, and he ordered us to look into the matter, because the King (of England) didn’t want her to die a natural death… and didn’t want her to die except by judicial action, and by burning…” (Quicherat), il re d’Inghilterra non voleva che Giovanna morisse, se non bruciando.

Giovanna si rimise in fretta e il 24 maggio, in una cerimonia nel cimitero di Saint- Ouen accettò di abiurare, alcuni dicono per paura del rogo, altri perché non capiva cosa stesse accettando, per altri firmò con un simbolo sarcastico che era solita usare in documenti per lei poco importanti (fu per questo che durante la firma rise). Abiurando, Giovanna, acconsentiva a non indossare abiti da uomo e così fece, fin quando il 27 maggio ritornò a farne uso. A quel punto la sua sorte era segnata.

Si ritornò ad interrogarla e la Pulzella ritirò la sua abiura, confermando di aver firmato solo per paura del fuoco.

Il rogo

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“Eretica, strega, e colpevole di atti illeciti”, queste furono le accuse rivolte a Giovanna D’Arco.

Gli Inglesi nutrivano per la giovane ragazza un odio mortale e volevano a tutti i costi la sua morte, perché era venuta in soccorso al cristianissimo Re di Francia, e la temevano soprattutto per le vittorie ottenute per mezzo di lei; e, avendo saputo che in Francia la Pulzella era considerata come inviata da Dio, tentarono di mandarla al rogo, come strega.

Spinta sotto l’accusa del tribunale ecclesiastico del Cardinale di Rouen, lei, che ancora non raggiungeva il ventesimo anno di età, se ne stava con animo così tranquillo, e rispondeva con tanta prudenza alle domande dei giudici.Un altro motivodi accusa di cui si servirono i giudici furono le sue visioni e rivelazioni, che essi dicevano provenire da uno spirito maligno, e specialmente quelle vesti maschili, che Giovanna aveva detto di avere indossato per comando divino.

Il 29 maggio i giudici si radunarono, decretarono la morte della Pulzella, come recidiva. Il giorno seguente, al mattino presto, due sacerdoti furono mandati dal Vescovo in carcere, da Giovanna, per prepararla alla morte. La povera fanciulla, sentendo la sorte a cui era stata condannata , cominciò a piangere per la malizia degli uomini, che facevano bruciare il suo corpo inviolato. Ma subito sollevò il suo animo angosciato, riponendo ogni speranza e fiducia in Dio. Ricevuto il sacramento della Penitenza, chiese lei stessa la santissima Eucaristia, poi, circondata da circa 800 soldati inglesi,e portando in capo una carta in cui c’era scritto il capo di accusa:« Eretica, strega, apostata, recidiva ». fu condotta nella piazza del mercato vecchio e lungo il percorso, mentre versava devote lacrime, raccomandava la sua anima a Dio e ai Santi .

Ad aspettarla in piazza c’erano tre palchi,due per i giudici e i prelati, e un terzo, dove era pronta la legna per bruciare Giovanna. Giunta sulla piazza, rivestita di una lunga tunica, come aveva chiesto, fu presa con gran violenza dagli Inglesi armati,e fu condotta al supplizio. La Pulzella, in ginocchio, rinnovava le sue preghiere a Dio; chiese perdono a tutti, e pregò i sacerdoti che celebrassero, ciascuno una Messa per la sua anima. Le venne permesso di confessarsi; ed un soldato inglese, per esaudire un suo desiderio, le fabbricò una croce, legando insieme due pezzi di legno; baciatala con la massima devozione, Giovanna se la ripose in seno. Poi, salutati i presenti, fu spinta dal carnefice a salire la catasta di legna,quando quest’ultimo appiccò il fuoco  alla paglia e alle fascine, si levò un fumo acre e soffocante.

Pregò il confessore di sollevare la croce del Signore, perché potesse vederla; cosa che egli fece; e Giovanna, abbracciandola mentre versava copiose lacrime, con gran devozione la baciava finché, invocando di continuo fra le fiamme il santissimo nome di Gesù, perse la vita.La vittima finì asfissiata in pochi istanti,anche perchè il camice che la ricopriva era stato intinto nella pece e nello zolfo.

Alla fine, del corpo della Pulzella rimasero solo le ceneri, e qualche frammento osseo. il cuore della giovane rimase illeso e pieno di sangue, cosa che il carnefice stesso confermò. Ma gli Inglesi vollero che questo fosse gettato nel fiume Senna insieme alle ceneri di Giovanna, perché il popolo non potesse avere sue reliquie.

la morte di Giovanna suscitò ammirazione in tutti i presenti Infatti da molti dei presenti fu visto il nome di Gesù scritto dentro una fiamma del fuoco dal quale veniva bruciata, e un Inglese, ostilissimo alla Pulzella, il quale aveva detto di voler essere lui ad accendere il rogo, vedendo la sua morte, rimase stupefatto e immobile e in seguito dichiarò di aver visto una colomba che volava fra le fiamme. E allo stesso carnefice il quale alla vista del corpo in fiamme pronunciò :

“Siamo perduti, abbiamo messo al rogo una santa”.

Gli autori:

L’Infanzia  (Chiara Pafundi)

Il Trionfo (Josué Marone)

Arcieri Inglesi (Verdiana Parente)

Il Processo (Annachiara Albanese)

Il Rogo (Arianna Votta)

Raccontare la storia

Laboratorio di Didattica della IIIH, III i, IV As, VAs, Vi H del Liceo Scientifico Galilei di Potenza- Anno 2012-2013

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