Ratzinger lasciò il suo sacro paramento sulla tomba di Celestino V, il Papa del Gran rifiuto

Ratzinger lasciò il suo sacro paramento sulla tomba di Celestino V, il papa del Gran rifiuto

Benedict XVI

28 febbraio 2013: è il giorno in cui scatta la grande rinuncia di Papa Ratzinger al pontificato. Per la prima volta nella storia un Papa si accinge a diventare “invisibile”.

28 aprile 2009:  Benedetto XVI si reca in visita all’Aquila, colpita dal tragico terremoto che ha causato la morte di 309 persone. Fin qui niente di strano. La cosa che colpisce a posteriori è il particolare gesto che compie sulla teca che contiene le spoglie di Celestino V: vi lascia il suo pallio.

Il pallio (derivato dal latino pallium, mantello di lana) è un paramento liturgico usato nella Chiesa cattolica, costituito da una striscia di stoffa di lana bianca avvolta sulle spalle. Rappresenta la pecora che il pastore porta sulle sue spalle come il Cristo ed è pertanto simbolo del compito pastorale di chi lo indossa.

Il Papa invisibile lasciò il suo sacro paramento sulla tomba di Celestino V

Il Pallio usato oggi comunemente dagli arcivescovi metropoliti

Successivamente il Vescovo di Roma se ne è riservato una specie di esclusiva, e lo concede solo ad alcuni arcivescovi metropoliti e primati come simbolo della giurisdizione in comunione con la Santa Sede.

Un segno premonitore legato alla venerazione di Celestino V, il papa del Gran Rifiuto: poche ore dopo le clamorose e inattese dimissioni di Benedetto XVI, viene interpretato come una sorta di ‘presagiò quanto accaduto durante la sua visita all’Aquila il 28 aprile 2009, 22 giorni dopo il tragico terremoto che ha causato la morte di 309 persone. Soprattutto il gesto di Ratzinger, apparso molto sofferente per la tragedia che aveva colpito il capoluogo abruzzese e il suo territorio, di lasciare il pallio papale sulle spoglie di Celestino V sistemate in uno dei pochi spazi agibili di una basilica di Collemaggio quasi completamente distrutta. È stato proprio il Pontefice a chiedere di poter pregare davanti alla teca dove poi ha sistemato il pallio.

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Con il restauro di Collemaggio il paramento sacro, che ora è in possesso dell’ arcivescovo dell’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari, verrà sistemato nella teca del suo predecessore di ottocento anni prima. È il rettore della Basilica, don Nunzio Spinelli, testimone di quel momento molto intenso di preghiera, a sottolineare gli «inequivocabili» segni premonitori, secondo quando riferisce Il Messaggero del 13 febbraio. «Il Papa venne in visita all’Aquila e portò con sè il pallio che indossano vescovi e arcivescovi nelle funzioni – spiega Don Nunzio – il Papa aveva quello che aveva ricevuto quando era stato eletto, come per un segno premonitore verso Celestino V: come a dire, anch’io un giorno farò lo stesso gesto che hai fatto secoli fa».

Di origini molto umili (i genitori erano contadini e lui era il penultimo di dodici figli) Celestino V fu eletto al soglio pontificio il 5 luglio 1294 in tempi molto bui per la Chiesa. Rassegnò le dimissioni dopo pochi mesi, il 13 dicembre di quello stesso anno, non reputando più opportuno prestarsi alle pressioni di Carlo d’Angio’ e dei faccendieri intenti ad approfittare della sua buona fede.

Catturato a Vieste nel giugno 1295 mentre tentava di raggiungere l’eremo di Sant’Onofrio, fu consegnato al nuovo Papa Bonifacio VIII e imprigionato nel castello di Fumone (Frosinone) dove rimase fino alla morte, avvenuta nel 1296. Aveva 87 anni.

Sui motivi dell’elezione, della sua rinuncia e della sua detenzione gli storici hanno discusso a lungo, additando per lo più Celestino come un santo e Bonifacio VIII in chiave tutta negativa. Teorie che però sono state in parte riviste. In particolare, in occasione della terza visita di Benedetto XVI in Abruzzo nel luglio 2010, con sosta proprio presso la tomba di Celestino per consegnargli il «pallio», sull’Osservatore Romano Paolo Vian scrisse: «non è né l’ingenuo vegliardo catapultato in scenari troppo grandi per lui né l’intrepido riformatore impedito dall’apparato mondano di una Curia tutta terrena». «Celestino e Bonifacio VIII non sono in realtà araldi di Chiese diverse».

È quanto sostenne anche Paolo VI, primo papa moderno a rendere omaggio nel 1966 a Celestino V visitando il Castello di Fumone in Ciociaria e «riabilitando» Bonifacio VIII.

Il rettore, nonostante sia incredulo e sorpreso dalle dimissioni di Ratzinger, conferma che «già allora pensai: perchè il Papa regala il pallio a Papa Celestino? Non sono gesti o regali che si fanno facilmente. Oggi ci spieghiamo come volesse agganciare la sua rinuncia a quella di Celestino». La predilezione per Celestino V, Papa Ratzinger l’ha professata anche poco più di un anno dopo, il 4 luglio 2010, in una visita a Sulmona caduta, non casualmente, in occasione dell’ ottavo centenario della nascita di Celestino V. Prima del bagno di folla in città, il Papa ha venerato le reliquie di San Pietro Celestino, il frate eremita e fondatore dell’Ordine dei Fratelli dello Spirito Santo (Celestini).

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