Giuliana Salinardi- Giovani, onore e coltello. Nessuno si senta assolto (Laboratorio sulla criminalità)

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Liceo Scientifico Galilei- Potenza

Laboratorio sulla corruzione e la criminalità organizzata

Cattedra di Storia e Filosofia

Classe V As (2012-13)

Agenda-rossa

Giuliana Salinardi- Giovani, onore e coltello. Nessuno si senta assolto

Se a qualcuno, passando passando, è capitato di gettare uno sguardo pure distratto su Napoli – Napoli povera, disoccupata, fascinosa, Napoli di chi la vive e di chi si va scannando – gli sembrerà di rivedere la stessa diapositiva scattata da Luciano De Crescenzo la bellezza di ventotto anni fa nel film “Così parlò Bellavista”. Napoli, oggi, è ancora costretta ai tratteggi dalle tinte fosche della Camorra. I sobborghi  napoletani, come pure tutto il territorio campano insidiato dalla più conosciuta declinazione della criminalità organizzata, si animano di pulsioni differenti, di contrazioni e la mafia – furba – si muove di un movimento sinuoso e sensuale; sensuale, si. Perché adesso la camorra esercita il suo forte potenziale di attrazione sui giovani. Il tessuto mafioso si agita di un violento rinnovamento generazionale e con una presa salda si assicura il futuro.

“L’età media dei cinque latitanti che gli investigatori ritengono responsabili della nuova faida che sta investendo la zona nord di Napoli è di ventisei anni” (scienzacivilemagazine.it,  23/10/2012); “come si fa a ventun’anni  ad essere tra i più giovani latitanti ricercati italiani?” (lettera43.it 13/10/2012, l’articolo si riferisce a Mario Riccio detto Mariano, capo di camorra inserito dal Viminale fra i settantanove ricercati più pericolosi); “Napoli, baby killer a sedici anni spara al rivale d’amore” (LaStampa.it , 25/09/2012); “baby killer di camorra quasi raddoppiati in un anno” (Ilmessaggero.it, 31/01/2012). Le maggiori testate giornalistiche italiane recitano ormai da mesi questa incalzante e incessante litania del nulla. Del nulla, si. Perché sono le stragi dei futili motivi. “Il messaggio che ogni omicidio veicola costruisce regole, prassi di vita. Deve dare la cifra esatta di chi sia a comandare in quel territorio e di cosa significhi non accettare l’autorità” spiega Saviano in un articolo titolato “quando il camorrista uccide per nulla” pubblicato su La Repubblica l’8/10/2012.

E’ una morsa psicologica che si salda con la politica del terrore e in quanto tale aderisce bene alle pareti dell’inconscio come un’ombra proiettata sul muro. E’ forse per questo motivo che  Giuseppe D’Avanzo de La Repubblica si sente dire da un ragazzino di sedici anni per le vie di Napoli: “il coltello è tranquillo; il coltello è tranquillo e quasi tutti se lo portano dietro, mica solo il fetente o il criminale”. Ma si sa, si impara quello che è più vicino agli occhi. Sono i primi palpiti cognitivi istintuali. Li abbiamo abituati all’illegalità, alla sotto-cultura violenta. Li abbiamo cresciuti a pane e onore e rispetto, capo dei capi, al valore dell’uomo d’onore.

Quando leggo le dichiarazioni di chi abita Casal di Principe in occasione dell’arresto del boss Antonio Iovine e dice così: ”quando a governare questa terra c’era la camorra, si viveva meglio. Ora che c’è lo stato siamo rovinati” penso che la mafia ce l’abbia fatta. Penso che questa sia la piena realizzazione dell’intento mafioso che si propone come l’alternativa ai fallimenti dello stato, della burocrazia, della giustizia. La mafia si dichiara depositaria dell’unico vero sistema di valori e colma le mancanze di uno stato corrotto: la protesi  funziona, O’ Sistem funziona. Emerge prepotente dal terreno fertile del potere, del danaro, del dominio la solida struttura di un ordinamento che accoglie e organizza tutte le figure antropologiche: il quindicenne che guadagna sei-sette mila euro a settimana; la donna che al contrario delle dame di mafia – massaie per statuto – è perfettamente integrata nel tessuto criminale e criminoso e il boss mafioso. “Mi sorprendo a voler sopra ogni altra cosa che abbassi lo sguardo. E’ una cosa senza senso, è vero, lo so. Perché lo faccio? Perché mi piace. Mi fa sentire bene”. La nuova frontiera del benessere. “Ma tutto sommato non è che fate una vita ‘e merda? Perché penso io, Gesù, si, fate pure i miliardi, guadagnate, però vi ammazzate tra di voi, e poi anche quando non vi ammazzate tra di voi ci sono le vendette trasversali, vi ammazzano le mamme, le sorelle, i figli…ma vi siete fatti bene i conti?” (Il professor Bellavista, 1984, ma pure oggi).

Giuliana Salinardi

Liceo Scientifico Galilei di Potenza- V As

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