Due lettere da un liceo- “Cara scuola, ti scrivo”: sei diventata vecchia, sporca e demodée…

Due lettere da un liceo

“Cara scuola, ti scrivo”

Due lettere di dedica, una molto arrabbiata, l’altra più moderata. Entrambe sincere

scuola-finita

Cara scuola ti scrivo, perché ti voglio bene.

Ti scrivo perché ci sei sempre stata:  asilo, materna, media e liceo.

Ti scrivo perché mi hai dato un’ educazione completa ed approfondita su tutti i fronti e poi, da brava madre, mi hai dato la possibilità di scegliere come e dove indirizzare i miei interessi senza intralciarmi, offrendomi una vasta gamma di scelta come alla Volkswagen, elevato rapporto qualità prezzo.

Mi hai dato la possibilità di scegliere tra la musica, la letteratura, il disegno, la matematica, l’informatica e la robotica, le lingue straniere, la cucina e molte altre cose.

Mi hai dato la possibilità di fare esperienza sul campo attraverso grandiosi progetti che ci hanno visti nei panni di fornitori di energia alla Ines Istent, l’azienda di cioccolatini ripieni; poi ci hai fatto vedere come creare un’ automobile, e ne abbiamo costruita una insieme. Ci hai fatto vedere come costruire una casa, come creare un solvente, come scolpire il marmo e il nostro futuro.

Cara scuola ti scrivo perché sei sempre stata disponibile, tu e i tuoi angeli professori, veri maestri di vita.

Cara scuola ti scrivo, perché sei dinamica e ti adatti alle mie esigenze, non tanto ma il giusto. E perché ci hai mandati in gita a Mosca, dove abbiamo visto le ginnaste della nazionale Russa.

Ma anche noi abbiamo una palestra magnifica e una squadra fortissima!

Cara scuola ti scrivo, perché ti voglio bene!

Probabilmente, potrebbe trattarsi della sdolcinata, smielata, zuccherata, caramellata dichiarazione di amore di uno studente Svedese alla sua scuola.

La versione Italiana, la mia , suonerebbe all’incirca così:

Cara scuola ti scrivo, perché ti odio.

Ti scrivo perché ci sei sempre stata: asilo, materna, media e liceo ( Peccato sia stata sempre una presenza sgradevole) .

Ti scrivo perché NON mi hai dato un’ educazione completa ed approfondita su tutti i fronti e poi, da  malvagia matrigna, NON mi hai dato la possibilità di scegliere come e dove indirizzare i miei interessi intralciandomi , offrendomi una  gamma di scelta così povera da far concorrenza alla Fiat. Faceva (e fa) tutto schifo e si pagava (paga) pure tanto.

NON mi hai dato la possibilità di scegliere tra la musica, la letteratura, il disegno, la matematica e l’informatica, le lingue straniere, la cucina e molte altre cose. Anzi, me l’hai data ma hai fatto un po’ un collage di tutto, una frittata con gli avanzi.

NON mi hai dato la possibilità di fare esperienza sul campo attraverso grandiosi progetti che ci hanno fatto vedere che la pratica è importante quanto la teoria. Però ci hai portati in gita a Policoro, in terza media.

Cara scuola ti scrivo perché NON sei mai stata disponibile, tu e i tuoi diavoli professori, che dopo anni di attesa per una cattedra si spengono flaccidamente.

Cara scuola ti scrivo perché NON sei dinamica, la stessa da anni mentre il mondo corre e tu non ti adatti, né a lui né alle mie esigenze. Però una palestra ce l’abbiamo, quella sì!

E funge anche da piscina!

Cara scuola ti scrivo perché mi fai schifo, sei lurida e penosa, decadente nella tua grandezza, spiacevole nella tua piccolezza, nella tua limitatezza. Perché non mi dai nulla di ciò che voglio, di ciò che serve. Sei la rovina dei miei reali interessi e dell’ età migliore, quella in cui potrei coltivarli e farne ragione di vita.

Ma sono generoso e nonostante riduci la mia personalità ad un voto, ogni mattina mi sveglio alle sette, solo per te!

Cara scuola ti scrivo, perché mai t’ho amato! E pure mi fai schifo! E pure sei una vergogna.

Josuè Marone

Liceo Scientifico Galilei- Potenza

III H

Cara Scuola,

ti scrivo; mai avevo pensato di farlo prima d’ora, un po’ perché sei solamente la somma di addendi sbagliati, un po’ perché non potrò mai avere risposta. Ma come ben saprai, ogni limite è stato superato e, di anno in anno, tutto peggiora e non progredisce al passo con i tempi. Sei diventata vecchia, sporca, demodé, e non perché si voglia l’ultima versione di banchi … E dalla tua vecchiaia fisica passiamo ad un altro tipo di vecchiaia e di regresso: quella dei contenuti! Tu, Scuola italiana, sei, ahimè, molto teorica e per niente pratica. In tempi duri come questi, in cui la percentuale di disoccupazione giovanile raggiunge cifre esorbitanti, servono ragazzi ‘tutto fare’! Ma noi siamo ‘choosy’, come qualcuno ci ha soprannominati! Perché i tuoi laboratori di fisica, di chimica, di informatica sono sempre meno frequentati? I professori amano tanto starsene seduti alla cattedra ad assaporare, anno dopo anno, il solito menù. Così come la tecnologia progredisce anche i contenuti, i metodi e le applicazioni dovrebbero progredire e non rimanere nei libri stantii che magari usavano i miei genitori 20 o 30 anni fa ai tempi del liceo.

Manca motivazione, progresso, applicazione e pratica, e aggiungiamoci un tocco qua e là di modernità nelle strutture. La nostra è una vita di routine: scuola, studio, sport, e così tutto all’infinito per i cinque anni di liceo; le cinque ore a scuola dovrebbero essere interessanti, ricche di lezioni che anche per un solo quarto d’ora riescano a mantenere viva l’attenzione di tutti gli studenti. Persone disponibili al dibattito, al confronto e anche allo scontro, pacifico è chiaro, servirebbero al tuo timone; persone in grado di guidarci, persone che non stiano li a riempire dei sacchi, ma ad accendere e a far bruciare costantemente delle candele.

Purtroppo in Italia noi studenti a 13 anni dobbiamo compiere una scelta, che sicuramente sarà incisiva nel nostro futuro, ma a quella età non si hanno consapevolezze, non è così che dovrebbe funzionare. Nessuno di noi, durante i cinque anni di scuola superiore viene guidato per giungere ad una meta, a ciò che vorrebbe ‘fare da grande’. Niente di più anormale e strano, oppure, ognuno dovrebbe farsi strada nel suo ipotetico futuro, cercando interessi e passioni, e i ragazzi indecisi? Io vedo pochissimi professori che magari sacrificano 10 minuti della loro lezione per parlare di interessi, di lettura, o anche di futuro, perché no! Tu Scuola, non sei il campo in cui bisogna sempre tagliare, tagliare e tagliare; ma bisogna credere in te, credere in noi! Tu scuola, vai incentivata, è solo credendo in te che si avrebbero speranze future e di certo questo gioverebbe ai professori, e a noi alunni che siamo il futuro! La fuga dei cervelli, niente di peggiore: per ogni studente che va via di qui si perdono soldi e, sicuramente, opportunità, perché coloro che vanno via hanno potenziale e trovano in America, Europa o qualunque altro Paese che sia, gente che crede in loro e che crede ai contributi che potrebbero offrire. Scuola, Scuola italiana, vogliamo una rinascita, una scossa, quando lo capiranno?

Chiara Pafundi

Liceo Scientifico Galilei- Potenza

III H

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