Archeologia e protostoria

Presso le società preistoriche, la memoria dei fatti accaduti, i miti e le conoscenze tecniche erano tramandati oralmente di generazione in generazione; tale patrimonio di sapere scompare il più delle volte con l’estinzione del gruppo. L’archeologia costituisce pertanto l’unico mezzo per ricostruire gli eventi preistorici, attraverso l’esame delle testimonianze materiali lasciate dai popoli: abitazioni, utensili, rifiuti, modificazioni del contesto ambientale, monumenti e opere d’arte.

Accanto all’analisi dei reperti portati alla luce dagli scavi archeologici, lo studio della preistoria si avvale degli apporti di altre discipline, quali la geologia, la paleontologia, l’antropologia fisica, al fine di ricostruire il contesto ambientale in cui si trovarono a vivere aggregati umani preistorici e quindi di conoscere il loro modo di interagire con esso, sfruttando le risorse offerte. Grande importanza assumono inoltre le dinamiche di sviluppo delle civiltà, nel campo delle conquiste materiali e dei mutamenti culturali e gli spostamenti geografici dei popoli. Occorre tuttavia specificare che il concetto di preistoria ha un significato non necessariamente cronologico, in quanto esistono ancora oggi, in alcune aree del nostro pianeta, gruppi umani che non conoscono alcuna forma di scrittura.

Il processo di astrazione (che nella nostra specie si era avviato con il primo strumento di lavoro e che proseguì con la costruzione di strumenti che permettevano di realizzare a loro volta altri strumenti) ebbe ricadute non solo sulla vita concreta, ma anche sullo sviluppo degli organi di fonazione, del linguaggio, della comunicazione e in ultima analisi del pensiero.

All’inizio della protostoria, con lo sviluppo di società complesse tra l’età neolitica e l’età dei metalli, viene favorita la nascita della scrittura, come mezzo per registrare e trasmettere informazioni, e il processo di astrazione raggiunge un nuovo traguardo, anche se questo stadio dell’evoluzione umana presenta una casistica molto complessa (sono esistite civiltà che pur giungendo all’organizzazione sociale dello stato non sviluppano, almeno per quanto ne sappiamo, la scrittura).

Le prime forme di registrazione scritte compaiono, quasi contemporaneamente, in varie parti del mondo: in Mesopotamia (Sumeri), valle del Nilo (Antico Egitto), Cina circa 5000 anni fa. Per convenzione si usa utilizzare la datazione dei primi reperti ritrovati di documenti scritti come spartiacque tra l’epoca preistorica della specie umana e una nuova era che convenzionalmente viene designata con il termine più appropriato di storia.

Se convenzionalmente con l’invenzione della scrittura si suole far concludere il racconto delle vicende umane della preistoria, di fatto la fase successiva di queste vicende, detta propriamente Storia, si fa iniziare con l’esposizione del fenomeno delle prime tre grandi civiltà mondiali, dette “civiltà idrauliche”, in quanto sorte intorno a dei grandi fiumi e anche perché impegnate in opere di ingegneria idraulica per sfruttare le acque dei fiumi che hanno fatto la loro prosperità, ai fini di un incremento ancora maggiore della nuova economia agricola. Queste sono la civiltà dell’antico Egitto sorta sulle rive del fiume Nilo, quella Mesopotamica tra i fiumi Tigri e Eufrate e infine sul fiume Indo la civiltà della valle dell’Indo. Ma questa nuova fase del passato dell’umanità, benché anch’esso ormai lontano nei millenni, non è più preistoria.

La datazione dell’inizio della storia non è generalizzabile a tutta l’umanità, ma è diversa, a seconda della località, in funzione dello sviluppo umano ivi avvenuto.

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