Statistiche e flussi dell’immigrazione in Italia

400px-Lamerica

L’immigrazione in Italia è un fenomeno relativamente recente, che ha cominciato a raggiungere dimensioni significative all’incirca nei primi anni settanta, per poi diventare un fenomeno caratterizzante della demografia italiana nei primi anni del XXI secolo. Nel 2010 l’Italia era il quarto Paese europeo per numero assoluto di stranieri residenti, con 4,2 milioni ovverosia con il 7% della popolazione costituita da stranieri, dopo Germania (7,1 milioni), Spagna (5,7 milioni) e Regno Unito (4,4 milioni). In termini percentuali, tuttavia, si collocava decima.

L’Italia per gran parte della sua storia recente è stato un paese di emigrazione; si stima che tra il 1876 e il 1976 partirono oltre 24 milioni di persone (con una punta massima nel 1913 di oltre 870.000 partenze), al punto che oggi si parla di grande emigrazione o diaspora italiana.

Per tutto questo periodo, il fenomeno dell’immigrazione era stato invece pressoché inesistente, ove si eccettuino le migrazioni dovute alle conseguenze della seconda guerra mondiale, come l’esodo istriano o il rientro degli italiani dalle ex-colonie d’Africa. Tali fenomeni tuttavia avevano un carattere episodico e non presentavano sostanziali problemi d’integrazione dal punto di vista sociale o culturale. L’Italia rimase tendenzialmente un paese dal saldo migratorio negativo; il fenomeno dell’emigrazione cominciò ad affievolirsi decisamente solo a partire dagli anni sessanta, dopo gli anni del miracolo economico.

In particolare, nel 1973, l’Italia ebbe per la prima volta un leggerissimo saldo migratorio positivo (101 ingressi ogni 100 espatri), caratteristica che sarebbe diventata costante, amplificandosi negli anni a venire. È da notare tuttavia che in tale periodo gli ingressi erano ancora in gran parte costituiti da emigranti italiani che rientravano nel Paese, piuttosto che da stranieri. Il flusso di stranieri cominciò a prendere consistenza solo verso la fine degli anni settanta, sia per la “politica delle porte aperte” praticata dall’Italia, sia per politiche più restrittive adottate da altri paesi. Nel 1981, il primo censimento Istat degli stranieri in Italia calcolava la presenza di 321.000 stranieri, di cui circa un terzo “stabili” e il rimanente “temporanei”. Un anno dopo, nel 1982 veniva proposto un primo programma di regolarizzazione degli immigrati privi di documenti, mentre nel 1986 fu varata la prima legge in materia (L. 943 del 30.12.1986) con cui ci si poneva l’obiettivo di garantire ai lavoratori extracomunitari gli stessi diritti dei lavoratori italiani. Nel 1991 il numero di stranieri residenti era di fatto raddoppiato, passando a 625.000 unità.

Negli anni novanta il saldo migratorio ha continuato a crescere e, dal 1993 (anno in cui per la prima volta il saldo naturale è diventato negativo), è diventato il solo responsabile della crescita della popolazione italiana.

Nel 1990 veniva emanata la cosiddetta legge Martelli, che cercava per la prima volta di introdurre una programmazione dei flussi d’ingresso, oltre a costituire una sanatoria per quelli che si trovavano già nel territorio italiano: allo scadere dei sei mesi previsti vennero regolarizzati circa 200.000 stranieri, provenienti principalmente dal Nordafrica.

Nel 1991 l’Italia dovette anche confrontarsi con la prima “immigrazione di massa”, dall’Albania (originata dal crollo del blocco comunista), risolta con accordi bilaterali. Negli anni seguenti ulteriori accordi bilaterali verranno stipulati con altri Paesi, principalmente dell’area mediterranea. Secondo dati stimati dalla Caritas, nel 1996 erano presenti in Italia 924.500 stranieri.

È del 1998 la legge Turco-Napolitano, che cercava di regolamentare ulteriormente i flussi in ingresso, cercando tra l’altro di scoraggiare l’immigrazione clandestina e istituendo, per la prima volta in Italia, i centri di permanenza temporanea per quegli stranieri “sottoposti a provvedimenti di espulsione“. La materia sarà tuttavia regolamentata nuovamente nel 2002, con la cosiddetta legge Bossi-Fini, che prevede, tra l’altro, anche la possibilità dell’espulsione immediata dei clandestini da parte della forza pubblica.

Alla data del censimento della popolazione del 2001 risultavano presenti in Italia 1.334.889 stranieri, mentre le comunità maggiormente rappresentate erano quella marocchina (180.103 persone) e albanese (173.064); tale valore, nel 2005 era giunto a 1.990.159, mentre le comunità albanese e marocchina contavano, rispettivamente 316.000 e 294.000 persone.

Secondo i dati Istat relativi al bilancio demografico nazionale, alla data del 1º gennaio 2011, risultavano residenti in Italia 4.570.317 stranieri, pari al 7,5% della popolazione totale, con un incremento, rispetto all’anno precedente, del 7,9% (335 000 persone), in frenata rispetto all’aumento registrato nel corso del 2009 (+343.000) ed in generale il più basso dal 2006. L’incremento della popolazione straniera residente verificatosi nel corso del 2010 è dovuto non soltanto a nuovi arrivi ma anche ad un saldo naturale positivo di circa 73 000 unità (risultanti da 78 000 nati contro appena cinquemila morti). In diminuzione va conteggiata l’acquisizione della cittadinanza italiana di quasi 66 000 stranieri. Il fenomeno delle naturalizzazioni, seppure in costante aumento negli ultimi anni (+11,1% rispetto al 2009) è tuttavia ancora limitato. A titolo di paragone si consideri che in Francia nei soli anni 2005 e 2006 sono state concesse complessivamente 303 000 cittadinanze.

È da notare tuttavia che il dato complessivo degli stranieri presenti nel territorio nazionale è stato corretto al ribasso in seguito al censimento generale ISTAT del 2011 della popolazione italiana, secondo il quale risultavano presenti 4.029.145 stranieri alla data del 9 ottobre di tale anno, valore pressoché triplicato rispetto a quello del precedente censimento dell’ottobre del 2001. La differenza rispetto al dato proveniente dalle anagrafi, già riscontrata per tutti i dati demografici anche nei precedenti censimenti, dipende generalmente da errori o mancanze nell’aggiornamento delle anagrafi comunali nei dieci anni che intercorrono tra un censimento e l’altro.

La popolazione straniera presenta un’età media decisamente più bassa di quella italiana; nel 2009 i minorenni erano 932.675 (il 22% del totale) mentre gli stranieri nati in Italia (le cosiddette seconde generazioni) erano ormai 573 mila, cioè il 13,5% del totale degli stranieri. In particolare, gli stranieri nati in Italia nel 2010 hanno rappresentato il 14% del totale delle nascite, un’incidenza circa doppia rispetto a quella degli stranieri sul totale della popolazione residente.

I dati delle statistiche ufficiali basate sulla residenza, come è ovvio, non comprendono i numerosi stranieri che dimorano illegalmente sul territorio nazionale. La Fondazione Ismu-Iniziative e studi sulla multietnicità con una sua ricerca del 1º gennaio 2008 stima la presenza di un 17,9% in più di immigrati irregolari presenti sul territorio italiano (circa 650.000).

Analizzando le zone di provenienza, si nota come negli ultimi anni ci sia stato un deciso incremento dei flussi provenienti dall’Europa orientale, che hanno superato quelli relativi ai paesi del Nordafrica, molto forti fino agli anni novanta. Ciò è dovuto in particolare al rapido incremento della comunità rumena che, in particolare nel 2007, è all’incirca raddoppiata, passando da 342.000 a 625.000 persone e rappresentando quindi la principale comunità straniera in Italia. Ciò è dipeso, verosimilmente, dall’ingresso della Romania nell’Unione Europea che ha facilitato i flussi e dall’affinità linguistica. Al 1º gennaio 2011 i romeni, con quasi un milione di residenti, rappresentano la prima comunità straniera (oltre un quinto degli stranieri presenti in Italia). Accanto ad essi le principali comunità straniere presenti in Italia sono quella albanese, marocchina, cinese ed ucraina. Al 1º gennaio 2011, circa la metà dei residenti stranieri proviene da Paesi dell’Europa orientale, in particolare un quarto da Paesi di quella regione che hanno aderito all’Unione europea tra il 2004 ed il 2007.

Un discorso a parte merita la comunità zingara sul territorio italiano, ripartita tra Rom (più diffusa al Centro-Sud e con maggiore propensione alla sedentarizzazione) e in minor misura Sinti (soprattutto al Nord, ma con forte tendenza al nomadismo). Stime approssimative riportano 120.000 unità, di cui circa 70.000 di cittadinanza italiana.

La tabella a destra riporta il numero di cittadini stranieri residenti in Italia suddivisi per cittadinanza per gli anni 2005 e 2011. Come si può notare, le comunità che hanno registrato un aumento maggiore provengono dall’Est Europa (in ordine, Romania, Moldavia, Bulgaria, Ucraina e Polonia) e dall’Asia meridionale (rispettivamente, India, Bangladesh e Pakistan). Contenuto, invece, è stato l’afflusso di nuovi tunisini, serbi e senegalesi.

2005[7] Incremento
percentuale
2005-2011
2011[8]
bandiera Albania 316.659 52,4 482.627
bandiera Bangladesh 37.785 118,2 82.451
bandiera Bulgaria 15.374 232,6 51.134
bandiera Cina 111.712 87,9 209.934
bandiera Ecuador 53.220 72,2 91.625
bandiera Egitto 52.865 70,9 90.365
bandiera Filippine 82.625 62,4 134.154
bandiera India 54.288 123,0 121.036
bandiera Marocco 294.945 53,4 452.424
bandiera Moldavia 37.971 244,9 130.948
bandiera Nigeria 31.647 69,4 53.613
bandiera Pakistan 35.509 113,2 75.720
bandiera Perù 53.378 84,8 98.630
bandiera Polonia 50.794 114,6 109.018
bandiera Repubblica di Macedonia 58.460 53,8 89.900
bandiera Romania 248.849 289,3 968.576
bandiera Senegal 53.941 50,1 80.989
bandiera Serbia
bandiera Montenegro
bandiera Kosovo
58.174 38,1 80.320
bandiera Sri Lanka 45.572 77,9 81.094
bandiera Tunisia 78.230 35,9 106.291
bandiera Ucraina 93.441 114,8 200.730
Nota: le comunità sovraelencate costituiscono quasi l’85% degli stranieri residenti in Italia al 1º gennaio 2011.

Anche la distribuzione sul territorio italiano è fortemente disomogenea: nel Nord-ovest risiede il 35% degli stranieri, nel Nord-est il 26,3%, nel Centro il 25,2% e nel Mezzogiorno e isole il 13,5%. Nel 2010, tuttavia, come già nel 2009, l’incremento della popolazione straniera è stato più consistente nel Mezzogiorno che nel Centro-Nord.

All’interno di tale distribuzione si nota inoltre una forte disparità tra i capoluoghi di provincia (con maggiori presenze) e le zone rurali. Tra le province italiane, quella con la comunità straniera più grande è, al 1º gennaio 2011, quella di Milano (407.191), seguita da quella di Roma (405.657), quindi le province di Torino (198.249) e Brescia (160.284).

Nonostante ciò, le province che hanno avuto gli incrementi percentuali maggiori rispetto al 2009 sono proprio quelle centro-meridionali e insulari (Taranto: +33,3%; Nuoro: +17,4%; Caltanissetta: +16,3%; Cosenza: +15,7%).

Percentuale di stranieri sul totale della popolazione regionale nel 2011.

I comuni italiani con più cittadini stranieri residenti, al 1º gennaio 2011, sono nell’ordine:

  • Roma (294.571 unità)
  • Milano (217.324)
  • Torino (127.717)
  • Genova (50.415)
  • Firenze (50.033)
  • Bologna (48.466)
  • Brescia (36.884)
  • Verona (36.666)
  • Padova (30.933)
  • Napoli (29.428)
  • Venezia (29.281)
  • Reggio nell’Emilia (28.856)
  • Prato (28.402)

I capoluoghi di provincia italiani con la più alta percentuale di stranieri residenti sul totale della popolazione, al 1º gennaio 2011, sono nell’ordine:

  • Brescia (19,0 %)
  • Reggio nell’Emilia (17,0 %)
  • Piacenza (16,6 %)
  • Milano (16,4 %)
  • Vicenza (16,0 %)
  • Prato (15,1 %)
  • Bergamo (15,0 %)
  • Modena (14,7 %)
  • Padova (14,4 %)
  • Parma (14,2 %)

Secondo l’ultimo dossier statistico presentato da Caritas e Fondazione Migrantes nell’ottobre 2011, al 31/12/2010 i cristiani sono la prima comunità straniera d’Italia, seguiti dai musulmani. I 4.570.317 immigrati censiti in Italia a quella data risultavano infatti così suddivisi:

  • Cristiani: 2.465.000, di cui:
    • Ortodossi: 1.405.000
    • Cattolici: 876.000
    • Protestanti: 204.000
    • Altri: 33.000
  • Musulmani: 1.505.000
  • Atei / Non religiosi: 196.000
  • Induisti: 120.000
  • Buddisti: 89.000
  • Animisti: 46.000
  • Ebrei: 7.000
  • Altri: 144.000

Nel 2010, gli stranieri residenti in Italia risultavano significativamente più giovani dei cittadini italiani, con un’età mediana di 32,5 anni contro 44,3. Si tratta della quarta comunità straniera più giovane tra i Paesi dell’Unione europea contro la seconda popolazione nazionale più vecchia (dopo la Germania). La popolazione straniera residente in Italia ha un livello di educazione simile a quello della popolazione Italiana. Fonti Istat e Banca d’Italia riportano come il 39,4% della popolazione italiana abbia un diploma di scuola media superiore a fronte del 38,9% della popolazione straniera. Gli italiani in possesso di laurea invece si attestano intorno al 12,5% contro il 10,2% degli stranieri.

Un rapporto dell’Istat relativo agli anni 2008/2009 sugli stranieri nati all’estero e residenti in Italia rileva che due terzi sono immigrati per motivi di lavoro.

Le condizioni economiche delle famiglie straniere sono in generale peggiori di quelle delle famiglie italiane. Infatti, le prime dispongono di un reddito netto mediano di 14.469,00 euro contro i 24.631 dei secondi. Le famiglie con un reddito netto più vicino a quello delle famiglie italiane sono, tra le comunità più numerose, quelle albanesi (70,1% del reddito medio delle famiglie italiane), filippine (68,3%) e cinesi (67,1%). Al contrario, quelle più lontane dal tenore di vita degli italiani sono le famiglie ucraine (40,8%), moldave (48,6%) e romene (47,6%).

Nel complesso, quasi la metà (49,1%) delle famiglie composte da soli stranieri è a rischio povertà (tale percentuale è il 17,4% per le famiglie di soli italiani). Come nel caso degli italiani, tuttavia, il rischio povertà è considerevolmente più elevato al Sud che al Centro o al Nord.

Tuttavia, le condizioni economiche degli stranieri migliorano con l’allungarsi della permanenza in Italia. Infatti, il reddito di una famiglia di soli stranieri residente nel Paese da più di 12 anni è in media superiore del 40% rispetto a quello di una famiglia arrivata da soli due anni. Inoltre, le entrate delle famiglie straniere dipendono per oltre il 90% da redditi da lavoro, mentre per le famiglie italiane tale quota si attesta solo al 63,8%. I redditi da capitale incidono appena per l’1,1% (contro il 5,5%) e le pensioni contano solo per l’1,9% (contro quasi il 30% delle famiglie italiane). Da osservare anche che il possesso di una laurea si traduce, in media, in un reddito solo dell’8% più elevato rispetto a quello di chi possiede la licenza elementare. Gli italiani laureati, al contrario, guadagnano in media il 75% in più di quelli con una licenza elementare.

Fonte: Wikipedia

Bibliografia

Stefano Baldi; Raimondo Cagiano de Azevedo, La popolazione italiana verso il 2000. Storia demografica dal dopoguerra ad oggi , Il Mulino, 1999.

Annunci


Categorie:Senza categoria

Tag:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

SCIENZA E CULTURA - SCIENCE AND CULTURE

Lo stato dell'arte tra storia e ricerche contemporanee - State of the art: history and contemporary research

ORIENTALIA

Studi orientali - Études Orientales - Oriental Studies

STORIA E SOCIETA' - HISTORY AND SOCIETY

POLITICA/POLITICS - SOCIETA'/SOCIETY- ECONOMIA/ECONOMY - CULTURA/CULTURE

NEODRAMMATURGIA

TEATRO E RICERCA - THEATRE AND RESEARCH

LOST ORPHEUS ENSEMBLE

Modern Music Live BaND

Il Nautilus

Viaggio nella blogosfera della V As del Galilei di Potenza

Sonus- Materiali per la musica moderna e contemporanea

Aggiornamenti della Rivista "Sonus"- Updating Sonus Journal

The WordPress.com Blog

The latest news on WordPress.com and the WordPress community.

ANTONIO DE LISA - SCRITTURE / WRITINGS

Teatro Arte Musica Poesia - Theatre Art Music Poetry

In Poesia - Filosofia delle poetiche e dei linguaggi

Blog Journal and Archive diretto da Antonio De Lisa

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: