USA- Il diritto alle armi, dal Secondo Emendamento alla sentenza della Corte Suprema del 2008

armi

Il Secondo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America e il diritto a possedere armi

Il Secondo emendamento della Costituzione statunitense garantisce il diritto di possedere armi; come molti altri emendamenti, anche questo affonda le sue radici nelle occupazioni da parte dell’Impero britannico e spagnolo. Il possesso di un’arma da parte delle milizie cittadine, durante gli anni delle grandi colonizzazioni europee, era l’unico strumento che gli americani avevano per difendere territori, case e famiglie.

Se tale diritto sia esteso ai privati cittadini o solo alle milizie statali – oggi eserciti – è tuttavia questione di acceso dibattito. Le corti hanno interpretato il suo significato in diversi casi giudiziari sin dal 1900 anche in favore dei primi.

In molti Stati, chiunque può richiedere ed ottenere la licenza al possesso di armi (salvo alcune prescrizioni) – anche se ogni stato ha sue precise regole in merito -: l’arma in questione, se portata con sé, deve essere visibile e non deve avere il colpo in canna. È vietato l’acquisto di armi da parte dei minori, ma non sempre il suo uso: in battute di caccia il minore può usare le armi solo se accompagnato da genitore o da persona competente.

Una sentenza storica della  Corte Suprema del 2008 sull’interpretazione del secondo emendamento
Bocciatura della legge del distretto di Columbia che vieta di avere pistole e fucili

Con una sentenza storica e destinata a far discutere, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha confermato, rafforzandolo, il diritto individuale dei cittadini a possedere armi da fuoco. Viene così ribadita la validità del secondo emendamento della costituzione americana e viene dichiarata incostituzionale la legge del distretto di Columbia, dove sorge la capitale Washington, che invece vieta ai propri residenti di avere pistole e fucili.

La questione ha diviso i nove giudici della Corte Suprema, che si sono pronunciati per 5-4. Decisivo è stato il voto del moderato Anthony Kennedy che si è unito ai quattro conservatori assicurando loro la maggioranza nello stabilire che quello a portare le armi è un diritto individuale e non collettivo. Questo significa che è inviolabile al pari del diritto al voto o della libertà di espressione.

Il caso si era trasformato in un test nazionale sul diritto al porto d’armi, perché ha spinto la Corte Suprema a far chiarezza sull’interpretazione del secondo emendamento alla Costituzione, che sancisce dal 1791 il diritto a essere armati ma la cui interpretazione è da sempre oggetto di acceso dibattito. Il paragrafo infatti garantisce il diritto di possedere armi per difesa personale a “milizie organizzate”, ma non è chiaro se si riferisca anche ai singoli cittadini.

In particolare la municipalità di Washington proibisce dal 1976 il possesso di qualsiasi arma non registrata. Senza una licenza, non si può neanche trasportare un’arma da una camera all’altra della stessa casa. E le pistole in regola non devono avere il proiettile in canna. Un provvedimento severo, introdotto per fermare la cronica violenza nelle strade della capitale.

A fare ricorso è stata una guardia giurata, Dick Heller, affermando che se poteva avere un’arma al lavoro allora aveva il diritto di tenerne una anche in casa per autodifesa. L’uomo, insieme ad altre sei persone, si appellava al fatto che difendere la propria famiglia e nella propria casa (in un quartiere pericoloso) fosse un diritto insindacabile e al fatto che non essere armato fosse da irresponsabili. Nel marzo del 2007 una corte federale ha dato ragione a Heller, decidendo per la non costituzionalità del divieto. Tuttavia la città, dicendosi contraria al “grilletto facile”, si è appellata contro la sentenza spedendo il caso alla Corte Suprema, il maggiore organismo giudiziario degli Stati Uniti.



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