Gabriella Salvato- Marchiare il diverso: “Vietato l’ingresso agli animali e agli immigrati” (Progetto Giovani disagio legalità)

Progetto di ricerca Liceo Scientifico “G.Galilei” di Potenza 2012-2013

Giovani, Disagio, Legalità

nell’ambito della Cattedra di Storia e Filosofia

per le classi III H, III I, IV As, V As, V H

Gabriella Salvato- Marchiare il diverso: “Vietato l’ingresso agli animali e agli immigrati”

No ai profughi

La tristezza delle immagini che illustrano questo pezzo si commenta da sola. Sono scritte sui muri d’Italia. Sono parole che uccidono

Sono tanti i popoli che oggi abbandonano la loro terra ed emigrano verso nuove frontiere, alla ricerca disperata di un lavoro per sopravvivere e di un posto che li accolga e che li faccia sentire integrati e a proprio agio. Gente diversa, proveniente da terre lontane, con idee e pensieri del tutto nuovi rispetto ai nostri, che spera di trovare una civiltà migliore di quella che ha lasciato, una civiltà piena di persone con cui confrontarsi, discutere e arricchirsi.

“Negri di merda”

E invece le loro aspettative vengono deluse dalla dura realtà e quello che trovano altro non è che gente ostile nei loro confronti, che cerca in tutti i modi di ostacolare le loro buone intenzioni; gente che ha paura della diversità e che per mascherare questo disagio comincia a trattarli male, a denigrarli e sfotterli senza nessun ritegno, a definirli “negri di merda” e a trattarli come i pagliacci della situazione, per divertirsi in quelle loro giornate vuote.

“Se ne tornino pure a casa loro, quelli lì !”, “Non sono come noi !”. Insulti che piovono incessanti come gocce d’acqua e che colpiscono direttamente “quelli lì”, che nulla hanno fatto per meritare di essere definiti come oggetti, oggetti che non ci appartengono e che devono ritornare al posto da cui sono arrivati.

Nonostante le percentuali sugli immigrati che commettono crimini sono sempre più basse, e soprattutto, riguardano più che altro piccoli scippi di cibi e oggetti e pochi stupri o omicidi, non c’è niente da fare, quando passa per la strada un uomo dalla pelle un po’ più scura o una donna con il volto coperto da un velo, battute squallide volano da una bocca ad un’ altra e accuse irreali li colpiscono e li fanno sembrare ciò che non sono.

“Vietato l’ingresso agli animali e agli immigrati”

Il livello di discriminazione aumenta sempre più, così come le varie forme di pregiudizio che non ci consentono di guardare le cose obbiettivamente;  caso esemplare è quello di Abdul Bouja, marocchino di 45 anni, residente in Italia da anni che, all’entrata di un bar a Roma, ha trovato un cartello appeso con scritto “vietato l’ingresso agli animali e agli immigrati” ! E quando sconcertato entra per chiedere spiegazioni, l’unica risposta che il proprietario riesce a dare è quella di aver avuto problemi in precedenza con altri stranieri, che si sarebbero ubriacati e avrebbero provocato risse. Cosa che non giustifica affatto il divieto ad una parte della clientela e che però è rimasta impunita, senza nessuna conseguenza per il proprietario, che se l’è cavata levando il cartello dalla porta del suo bar.

“Vietato ai cinesi che non parlano italiano”

E’ recente l’episodio di Empoli, che ha suscitato la condanna del sindaco della città: “Sia il cartello esposto nei giorni scorsi, sia le scritte apparse questa notte sono gesti di intolleranza che richiamano altra intolleranza. Sono da condannare entrambi, senza scusanti”. Queste le dichiarazioni di Luciana Cappelli, sindaco di Empoli, dopo l’apparizione delle scritte che hanno imbrattato le vetrine del negozio Lulaop di Empoli, dove nei giorni scorsi era apparso un cartello con la scritta “Vietato a cinesi che non parlano italiano”.

“Luridi zingari”

Sembra di essere tornati ai tempi della seconda guerra mondiale, quando ad essere discriminati per la loro diversità erano gli ebrei; come allora, ancora oggi se giriamo per i vicoli della città, se ci affacciamo nei bagni di qualche locale, quello che si presenta davanti i nostri occhi sono squallide frasi ben evidenziate, scritte sul muro più grande così da poter essere viste da tutti; scritte con lo scopo di ferire, senza pesare le parole ma usandole come vere e proprie armi che feriscono i diretti interessati. E così che termini come “negri schifosi” e “luridi zingari” vengono continuamente scritte e pronunciate e di conseguenza imparate e ripetute da tutti.

Termini che offendono, che ti fanno sentire inadeguato, soprattutto se accompagnati da atteggiamenti scontrosi che ti mettono in ridicolo davanti a tutti o che ancor peggio ti penalizzano per qualche stupida differenza rispetto ai tuoi concittadini.

Il ritorno dell’antisemitismo

Non è raro imbattersi in  insulti e simboli neonazisti sui muri delle scuole. Dopo i casi del Mamiani e del Manara, a Roma,  è toccato agli inizi di dicembre al liceo Seneca. Le scritte, comparse  sul muro di cinta esterno, erano state segnalate al presidente del XVIII municipio da alcuni cittadini, indignati per i violenti toni antisemiti. Alcune frasi ingiuriavano la religione ebraica, con espliciti simboli e riferimenti neonazisti

“I cuori degli italiani vanno agli italiani”

A Padova  un medico si è rifiutato di fare un trapianto di cuore ad un uomo rumeno sostenendo che “i cuori degli italiani vanno agli italiani”. E’ una vergogna il solo pronunciare una frase del genere, e ancor di più lo è il fatto che ancora una volta il tutto è stato coperto e messo a tacere dal direttore dell’azienda ospedaliera che ha respinto tutte le accuse di razzismo affermando che dal momento che nel suo paese esisteva un centro per fare trapianti avrebbe potuto benissimo farlo lì e non qui in Italia. La mancanza di provvedimenti presi ci mostra lo schifo in cui viviamo, che protegge i più forti, i più ricchi, i bianchi ! a discapito dei poveracci che sono venuti qui a cercare asilo e quello che hanno trovato è una situazione peggiore di gran lunga di quella che vivevano prima.

Rumeno trema

I casi in cui gli stranieri vengono accusati ingiustamente soltanto perché “negri” sono tanti, troppi; ricordiamo quello di Yara Gambirasio, nel quale venne accusato, per la morte della ragazza, un giovane marocchino, con l’accusa di aver detto, in una conversazione telefonica intercettata, “che Allah mi perdoni, io non l’ho uccisa”. Il che potrebbe anche essere significativo, se non fosse per gli errori nella traduzione, che se pur banali, sono stati fatali per il giovane che in realtà voleva solo dire “Allah per favore, fa che risponda”.  E ancora, molti non ricevono lo stesso trattamento che invece hanno i bianchi nelle aule di tribunale in presenza di un giudice, e così rischiano di scontare una pena più grande solo perché, magari, non possono permettersi un buon avvocato.

Fermiamo gli immigrati

Bisogna allora ammettere che quando si parla di persone che non appartengono alla cittadinanza italiana, le cose non vengono prese con il giusto peso, ma approssimativamente e così perfino un trapianto di cuore, o la vita di una persona, diventa meno importante di quanto non lo sia appartenere a questa cultura! Diventa comodo scaricare la colpa sul più debole e più facile discolpare se stessi; in nessun caso si ammetterà la colpevolezza di un bianco nei confronti di un nero. Sarà sempre il contrario.

Gabriella Salvato

Liceo Scientifico Galilei- Potenza III H

CRONACA E STORIA

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