Noemi Franco- Adolescenza travagliata, tra disturbi e dipendenze (Progetto Giovani disagio legalità)

Progetto di ricerca Liceo Scientifico “G.Galilei” di Potenza 2012-2013

Giovani, Disagio, Legalità

nell’ambito della Cattedra di Storia e Filosofia

per le classi III H, III I, IV As, V As, V H

Noemi Franco- Adolescenza travagliata, tra disturbi e dipendenze

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L’adolescenza è quel periodo della vita che trasforma un bambino in un adulto e si conclude quando l’individuo è in grado di stabilire rapporti stabili e significativi con se stesso, con i gruppi di riferimento più prossimi e con il proprio ambiente di vita più ampio. È dunque un periodo di profonda trasformazione, una sorta di “Terra di Mezzo” in cui le uniche certezze sono “chi non si è più” e “chi non si è ancora”. Soprattutto è il momento della vita in cui si impara a conoscere se stessi, a formare una propria personalità e un proprio modo di pensare. Proprio per questo è il momento più sensibile della vita di ognuno e spesso soggetto a problematiche dovute a un cambiamento dell’equilibrio interno e ad una interazione diversa con il mondo esterno. I problemi principali che possono verificarsi sono depressione, problemi della nutrizione, disturbi dell’apprendimento e  del comportamento, l’autismo e le varie forme di dipendenza. Questi problemi sono spesso accentuati da una mancanza di comunicazione in famiglia e dall’avere il gruppo o solo se stessi su cui fare affidamento per risolverli.

La depressione comincia a svilupparsi già in età adolescenziale e nelle ragazze è in misura doppia rispetto ai casi dei ragazzi. Secondo una ricerca il 4% degli adolescenti europei tra i 12 e i 17 anni soffre di depressione grave e si sale al 9% intorno ai 18 anni[1]. Le cause possono essere varie, da un lutto, alla separazione dei genitori, ma anche una delusione d’amore o problemi con i coetanei. I sintomi sono svogliatezza, mancanza di autostima, malinconia e irritabilità, ma spesso non sono semplici da riconoscere per le persone che stanno loro intorno con il rischio che non si affronti una cura e che il problema si trascini anche in età adulta, in cui si cronicizza e potrebbe spingere anche ad atti estremi. La depressione è infatti associata ad un’alta mortalità: fino al 15% dei depressi sceglie il suicidio come soluzione finale[2]. La patologica mancanza di autostima porta l’adolescente anche a non accettare il proprio corpo con il conseguente controllo di ciò che si mangia. La depressione adolescenziale è, infatti, strettamente collegata con i disturbi dell’alimentazione, anoressia e bulimia, che colpiscono soprattutto le ragazze (90%) tra i 13 e i 18 anni, anche se ultimamente il numero dei maschi sta aumentando.

L’adolescente vede la trasformazione del proprio corpo e non l’accetta per la paura del giudizio degli altri. Ci si sente troppo “grasse”, anche rispetto ai modelli che la televisione e la moda offrono, e quindi ci si impone delle diete ferree e un’attività fisica frenetica. Ogni chilo perso è un traguardo raggiunto, mentre il contrario è una sconfitta, con conseguente crollo dell’autostima. Gli anoressici hanno un’immagine distorta del proprio corpo o di alcune parti di esso, senza rendersi conto dell’eccessiva magrezza o comunque non valutando le conseguenze. L’anoressia può essere restrittiva se il dimagrimento è causato solo dal digiuno e dallo sforzo fisico o anoressia con bulimia, in cui si mettono in atto ulteriori mezzi per dimagrire, quali l’abuso di lassativi o il vomito autoindotto. L’anoressia e la bulimia spesso si alternano ciclicamente. La bulimia si presenta come un’insaziabile voglia di cibo, a cui segue il senso di colpa e la punizione. L’anoressico, quindi, può cedere all’istinto della fame cadendo nella bulimia. Entrambi questi problemi sono sintomi di cause psicologiche più profonde e l’unico modo per risolverli è risalire ad esse prima che possano causare seri problemi alla salute. La bulimia porta con sé problemi gastrici e cardiaci e disidratazione, mentre l’anoressia causa insufficienza renale, alterazioni cardiovascolari, perdita dei capelli e dei denti.

Strettamente legata alla paura di essere giudicati dagli altri è la fobia sociale, cioè la paura di rendersi ridicoli davanti agli altri e di sentirsi sempre e comunque inadeguati. Questo tipo di problema può andare da forme più leggere, come la paura di parlare in pubblico o di determinate situazioni, alla fobia generalizzata in cui qualsiasi contatto con la società crea uno stato di ansietà paralizzante. Addirittura mangiare al ristorante, parlare al telefono possono diventare azioni insostenibili. Il soggetto inoltre si vergogna delle reazioni involontarie che si possono manifestare, quali rossore, sudore, tremori, balbuzie … e riconoscendo l’inutilità della propria paura si autoaccusa. Questo tipo di problema si manifesta tra l’età adolescenziale e la prima età adulta, specialmente tra le donne.

Un problema che riguarda da vicino gli adolescenti in quanto studenti sono i disturbi dell’apprendimento, dislessia, disgrafia e discalculia, cioè la difficoltà nella lettura, scrittura e nel calcolo, a volte presenti anche combinati. Nonostante non siano ragazzi con problemi gravi o ritardi mentali, il loro inserimento nel gruppo classe è spesso difficile perché si sentono inferiori agli altri. Spesso ragazzi dislessici vengono accusati di pigrizia e mancanza di impegno dato il percorso scolastico costituito da frequenti insuccessi, colpevolizzandoli. Una volta certificato il problema esistono, comunque, programmi scolastici adatti alle difficoltà oggettive e la possibilità di usare strumenti e metodi per ottimizzare l’apprendimento ponendoli allo stesso livello di chiunque altro. In mancanza di provvedimenti adeguati, il ragazzo sentendosi incompreso, innesca un meccanismo di difesa che lo porta ad evitare le prove in cui si sentirebbe svantaggiato e ad assumere atteggiamenti disturbanti nei confronti degli adulti.

Per quanto riguarda i disturbi del comportamento, questi si suddividono in disturbo da deficit di attenzione o iperattività, disturbo oppositivo – provocatorio e disturbo della condotta. Sono tutti disturbi più frequenti nei maschi e si manifestano con problemi nel riconoscere l’autorità dell’adulto e le regole della società, con comportamenti che possono arrivare anche a gravi atti di violenza.

L’iperattività coinvolge circa un bambino su due e si sviluppa sia in età infantile che adolescenziale. Si tratta di persone incapaci di stare ferme, sedute e attente anche per poco tempo. Molto spesso presentano anche problemi nell’apprendimento e nella condotta. La disattenzione o l’irrequietezza si presenta oltre che in ambienti come la scuola, anche durante giochi o attività che fanno volentieri, dimostrando che non si tratta di una semplice avversione agli obblighi scolastici. Altri sintomi sono anche l’impazienza, il parlare senza sosta, il non sapersi organizzare nello svolgere dei compiti e anche il movimento disarmonico e eccessivo delle varie parti del corpo.

Il disturbo oppositivo – provocatorio è caratterizzato da una costante comportamento ostile nei confronti degli adulti e delle regole, azioni deliberatamente fastidiose, colleriche o vendicative in misura decisamente esagerata rispetto ai tipici atteggiamenti provocatori adolescenziali o preadolescenziali.

Ancora più grave è il di disturbo della condotta, in cui qualsiasi sottomissione alle regole è considerata inaccettabile. I ragazzi si presentano molto violenti nei confronti di coetanei e non e anche nei confronti degli animali. La volontaria distruzione della proprietà altrui è uno dei sintomi più frequenti, ma si arriva anche a casi più gravi come rapine, incendi e violenze in generale. Spesso non riescono a capire i sentimenti degli altri o travisano le loro azioni rispondendo con comportamenti aggressivi senza provare alcun senso di colpa. Una delle più comuni forme di disturbo della condotta è il bullismo in cui il rapporto tra coetanei è di prevaricazione e aggressività. Nonostante questo tipo di ragazzi possa avere un atteggiamento da duro, in realtà nascondono una bassissima autostima con conseguente depressione e frequente uso di alcool e droga.

Cadere in forme di dipendenza è uno dei pericoli più comuni tra gli adolescenti. Per dipendenza si intende qualsiasi comportamento che da semplice abitudine diventa una vera e propria ossessione, quindi oltre alla dipendenza dal fumo, dalla droga o dall’alcool, rientrano anche quelle dal cibo, lavoro, gioco d’azzardo, shopping, televisione, a cui ultimamente si stanno aggiungendo quelle da internet e dai videogame. Anche se non tutte le dipendenze sono ugualmente dannose alla salute, ogni ossessione denota una debolezza caratteriale, un cedere agli impulsi. Il gruppo, inoltre, non è d’aiuto in questi casi, perché spesso il ragazzo pur di essere accettato non ascolta la propria coscienza e si uniforma alle abitudini degli altri, anche se le riconosce come sbagliate, ma soprattutto dannose. Il fumo in particolare è una tentazione molto forte per la maggior parte dei ragazzi, in quanto serve, oltre che ad integrarsi, a sentirsi più grandi. Le percentuali di fumatori in Italia tra i 15 e i 24 anni di età sono del 20,9% tra gli uomini e del 16% tra le donne, mentre per i ragazzi al di sotto dei 15 anni la percentuale è del 13,3%, dato positivo visto che nel 2009 erano 18,8%.[3] Anche il consumo di alcool tra i giovani, birra, vino, superalcolici, è un dato sempre più significativo. Nel 2010 le percentuali di consumatori fuori pasto è di 26,6% di maschi e del 20,5% tra le ragazze di 16-17 anni, mentre tra i 18-24 anni salgono rispettivamente al 15,5% e al 35%. Un fenomeno che sta prendendo piede ultimamente con dati sempre più allarmanti è il “binge drinking”, cioè il consumo di più di sei bicchieri di alcolici in modo consecutivo e concentrato e in brevi intervalli di tempo. Questo tipo di consumo, quasi sempre legato al gruppo, è particolarmente pericoloso e i casi di alcool etilico tra i giovanissimi è in aumento, senza contare l’altissima probabilità di incorrere in incidenti stradali e i danni che subisce il cervello. Nel 2010 le percentuali più alte sono tra i 16 e i 24 anni di età (23,3% maschi e 9,7% femmine), ma anche quelle tra i 16 e i 17 sono significative (10,3% maschi e 3,6% femmine) [4].

Una dipendenza molto recente è la cosiddetta Internet dipendenza o “Internet Addiction Disorder” (IAD), particolarmente frequente nei giovani, ma anche tra i single e le donne di mezza età. Internet ha il potere di unificare in uno spazio virtuale molte altre dipendenze, come lo shopping compulsivo su siti online, il gioco d’azzardo e le scommesse virtuali, oltre alla dipendenza da giochi online o dalle chat room. Si tratta di una dipendenza a tutti gli effetti, con ansia e nervosismo causati dall’astinenza. In genere i soggetti più colpiti sono le persone particolarmente timide che trovano nel rapporto virtuale l’unico modo per avere una vita sociale, ma capita spesso che sia proprio l’uso troppo intenso di Internet a rendere le persone asociali o comunque a intensificarne l’isolamento.

Uno degli handicap peggiori è sicuramente l’autismo. È un disturbo che si presenta già nei primi due o tre anni di età ed è incurabile. Esistono diversi livelli di gravità di questa sindrome, quindi talvolta è anche possibile riuscire ad inserirli in una vita sociale più o meno ampia come la scuola. Gli autistici hanno difficoltà nel crearsi relazioni sociali, preferendo l’isolamento, non accettano i cambiamenti e non riescono a seguire una conversazione, perché non riescono a dare un significato alle parole che non sia quello letterale. Quindi usare in un discorso l’ironia, significati nascosti, ma anche metafore e modi di dire rendono il tutto per loro illogico e senza senso. La scuola è quindi una dura prova per gli autistici, che spesso presentano anche difficoltà nell’apprendimento e nella selezione delle informazioni da imparare. Se il disturbo non è molto grave, è possibile riuscire a creare un rapporto con l’autistico, che soprattutto in fase adolescenziale tende ad essere relativamente meno asociale rispetto all’infanzia, cercando di assecondarlo nei temi delle conversazioni e accettando tutte le azioni (per noi) illogiche che possono compiere. Gli autistici, infatti, sono attirati da oggetti meccanici, o parti di oggetti come bottoni, fili … inoltre creano dei rituali che devono seguire per riuscire a trovare un equilibrio interno, come allineare oggetti o fare azioni ripetitive. Il problema principale per l’adolescenza di un autistico è proprio il cambiamento del proprio corpo. Come si è già detto loro non accettano nessun tipo di cambiamento, nemmeno i più semplici, come uno spostamento dei mobili in casa. Il cambiamento della propria fisionomia è quindi qualcosa di devastante, perché non riconoscono più il proprio corpo. Questo tipo di cambiamento è già abbastanza difficile da accettare in soggetti che non presentano queste problematiche, ma negli autistici si sviluppa una reazione di rifiuto esagerata. Per questo è molto importante riuscire a comprenderli e aiutarli, da parte dei genitori, ma anche da parte dei coetanei.

L’adolescenza è quindi un periodo molto delicato in cui possono insorgere facilmente varie problematiche. Se disturbi come la dislessia o l’autismo non si possono curare o prevenire, è invece molto importante saper evitare problemi come le varie dipendenze, riuscendo a resistere alle “tentazioni” e a ragionare con la propria testa e non con quella del branco. È molto importante anche non tenersi i problemi dentro, ma riconoscere il momento in cui farsi aiutare per prevenire crisi depressive che possono portare a problemi come l’anoressia e la bulimia e alle dipendenze.


[1] Ricerca condotta dall’Unione Europea nel 2007

[2] IPSICO (Istituto di Psicologia e Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva) di Firenze

[3] Risultati dell’indagine Iss-Doxa 2012

[4] Elaborazioni ONA-CNESPS e WHO CC Research on Alcool su dati dell’Indagine ISTAT Multiscopo sulle famiglie (2010)

Noemi Franco

Liceo Scientifico Galilei-Potenza IIIi

CRONACA E STORIA

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