Ezio Venetucci- Il “binge drinking”, da evento giovanile a problema socio-economico. Divertente, vero?

Progetto di ricerca Liceo Scientifico “G.Galilei” di Potenza 2012-2013

Giovani, Disagio, Legalità

nell’ambito della Cattedra di Storia e Filosofia

per le classi III H, III I, IV As, V As, V H

Ezio Venetucci- Il “binge drinking”, da evento giovanile a problema socio-economico.

Divertente, vero?

solitudine

 

“Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare; se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare; e se non succede niente si beve per far succedere qualcosa.” è ciò che forse avrebbe da dire Bukowski riguardo ai più “assetati” giovani mai visti. Ma potrebbe anche essere uno di quei pensieri fatti slogan da una massa d’adolescenti facile all’ebbrezza, speranzosi di scoprirvi la massima della vita, d’una vita controcorrente, vera e ribelle; sperando di procurarsi la formula del divertimento, prima d’un sabato sera qualunque. Di certo non siamo, noi adolescenti, tutti bohèmien  pronti ad evadere da una vita poco vicina all’ideale; dietro a quei bicchieri di troppo e a quella voglia di disinibizione c’è ben altro, qualcosa di un po’ meno poetico, un fenomeno sociale, che ci fa riflettere sul carattere psicologico ed emotivo d’una generazione: il “binge drinking”  è solo  l’ultima goccia del vaso: “l’alcool e i giovani”.

Se bevi più di quattro drink in una sola notte, o meglio in una sola ora, sei ufficialmente un binge drinker.   Lo sballo immediato è assicurato e se persisti, la dipendenza è garantita e a quel punto il “bere a festa” o “bere a sbafo” diviene una patologia a tutti gli effetti.

Negli ultimi anni la quota dei binge drinkers è rimasta sostanzialmente la stessa, intorno al 7% della popolazione. La percentuale è più alta tra gli uomini, che, a differenza delle donne, sembrano ubriacarsi per motivi tradizionalmente più noti (come l’essere accettati dal gruppo o la smania della nuova esperienza), tuttavia entrambi i sessi registrano i valori più alti nella fascia d’età 18-24 anni. Le binge drinkers invece, sembrano  maggiormente coinvolte nell’aspetto psicologico,  affogando nell’alcol brutte esperienze e ricordi dolorosi.

La storia quindi è sempre la stessa; solo un po’ più moderna e un po’ più preoccupante.

Morale da fare? Nessuna. Rischio: cadere in parole tanto trite quanto prive ormai di alcun appiglio. Compiacimenti? Altrettanti. A meno che non si voglia chiudere troppo facilmente un occhio sulle conseguenze sociali, fisiche e sulle da poco analizzate conseguenze economiche.

In primis, l’assunzione di più alcolici in intervallo di tempo brevissimo può risultare addirittura più dannosa d’un’abitudine alcolica consolidata da più tempo e creare dipendenza allo stesso modo.  I primi dati  venuti fuori da una ricerca americana preoccupano. Il binge drinking ha effetti diretti sulla struttura celebrale: riduzione nella neurotrasmissione, deficit di apprendimento e disturbi comportamentali in età adulta. I giovani cari a questa pratica molto probabilmente saranno anche adulti alcolizzati. Il cervello di un adolescente, inoltre, risulta particolarmente sensibile agli effetti neurotossici dell’alcol, poiché si trova in fase di maturazione strutturale e funzionale.

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In America però si sono preoccupati non solo della salute ma anche del portafoglio nazionale, stimando che il consumo eccessivo di alcol costa all’economia statunitense 223,5 miliardi dollari e che quasi 3/4 di questi costi sono dovuti al binge drinking. E ovviamente a pagarne maggiormente è la sanità: le spese sanitarie causate dal bere eccessivo sono state l’ 11% dei costi totali.          E sempre in America: le spese di polizia dovute a questo fenomeno il 9% e gli incidenti automobilistici il 6%. Tant’è vero che l’agenzia di sanità pubblica ha promosso diverse strategie per prevenire il consumo eccessivo e ridurre l’impatto economico: aumento delle accise sull’ alcol e riduzione del numero di rivenditori considerandoli responsabili di lesioni e danni derivanti dall’intossicazione.

Di fronte allo scontato ma irrinunciabile motto “Chi non ha mai bevuto in vita sua?” però, non è così facile fare i moralisti. E quale tra quei moralisti lo sarebbe al punto da esser proibizionista? Sincerità sì ma non superficialità. Che ci si interroghi sul perché e che si informi sul dopo.

Ezio Venetucci

Liceo Scientifico G.Galilei- Potenza VH

CRONACA E STORIA

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