Claudia Leccese- Morte a credito: Amanda Todd e il cyberbullismo (Progetto Giovani disagio legalità)

Progetto di ricerca Liceo Scientifico “G.Galilei” di Potenza 2012-2013

Giovani, Disagio, Legalità

nell’ambito della Cattedra di Storia e Filosofia

per le classi III H, III I, IV As, V As, V H

Claudia Leccese- Morte a credito: Amanda Todd e il cyberbullismo

Amanda-Todd3

Leggiamo direttamente le parole di Amanda Todd. Solo così possiamo capire cosa le è successo:

“Ciao! Ho deciso di raccontarvi la mia storia senza fine, durante il settimo corso, sarei voluta andare con i miei amici in webcam, conoscere e parlare con nuove persone. Mi hanno chiamata splendida, bellissima, perfetta, etc… Poi volevano mi fotografassi… così l’ ho fatto, un anno dopo ho ricevuto un messaggio su Facebook da lui, non sapevo come mi conoscesse… diceva: se non fai uno show per me io invierò le immagini del tuo seno… conosceva il mio indirizzo, la mia scuola, i miei parenti, i nomi degli amici di famiglia… nelle vacanze di Natale, bussarono alla mia porta alle quattro di mattina, era la polizia, le mie foto erano state mandate a tutti, così dopo mi sono sentita uno schifo, con attacchi d’ansia, depressione e disturbi di panico… così poi mi sono trasferita e mi sono data alla droga e all’alcool, la mia ansia peggiorava… non riuscivo ad uscirne fuori…  un anno dopo il ragazzo tornò con la lista dei miei nuovi amici di scuola, ma aveva fatto una pagina Facebook: il mio seno era la sua immagine di profilo… ho pianto ogni notte, ho perso tutti i miei amici e il mio rispetto, le persone ce l’avevano con me, di nuovo… non piacevo a nessuno, il mio nome chiamava, giudicata, non potrò mai riavere le foto indietro, sono pubbliche per sempre…  ho iniziato a tagliarmi, ho promesso a me stessa che non l’avrei mai rifatto, non avevo nessun amico e sedevo a pranzo da sola, così mi sono trasferita in un’altra scuola ancora… tutto andava meglio anche se continuavo a sedermi da sola a pranzo, a pranzo nella libreria ogni giorno. Dopo un mese ho incominciato a parlare con un vecchio amico e abbiamo incominciato a messaggiare e ha incominciato a dirmi che gli piacevo, che aveva una ragazza… e poi disse di venir fuori alla sua ragazza e ho commesso un grande errore… si è allontanato da me, pensavo gli piacessi… una settimana dopo ho ricevuto un messaggio con scritto di andarmene via dalla mia scuola… arrivò la sua fidanzata conaltre 15 persone compreso lui, la ragazza e altre due dissero solo “guardati intorno, non piaci a nessuno”, di fronte alla mia nuova scuola (50) persone, ed il ragazzo le urlava solo di tirarmi dei pugni, e cosi ha fatto… mi ha buttato a terra e mi ha tirato dei pugni più volte, i ragazzi  hanno filmato la scena. Ero tutta sola, lasciata a terra. Mi sono sentita uno schifo in questo mondo, non penso nessuno  meriti questo. Ero sola, distesa e dicevo è solo colpa mia e della mia idea, non volevo ferirlo, ho pensato di piacergli davvero, ma lui voleva soltanto sesso… Qulacun altro ha urlato “tirale un pugno”. Gli insegnanti sono corsi fuori ma io me ne ero già andata …  mio padre mi ha trovata distesa in un fosso, volevo morire quando mi ha portato a casa, ho bevuto candeggina, mi ha ucciso dentro e pensavo di stare per morire… l’ambulanza è venuta e mi ha portata in ospedale. Quando sono ritornata a casa ho letto su Facebook: “se lo merita, ti sei tolta il fango e lavata i capelli? Spero che tu muoia”.. Non importava a nessuno… mi sono trasferita in un’altra città da mia mamma… un’altra scuola, non volevo spese di stampa, perché volevo andare avanti, sei mesi sono passati con le persone che postavano foto di candeggina, cloro e fossati taggandomi, stavo facendo ancora meglio, dicevano “dovresti provare un diverso tipo di candeggina, spero davvero questa volta muoia e non sia così stupida”, dicevano che speravano vedessi quei post e che mi uccidessi. Perché tutto questo? Ho mandato all’aria tutte le cose ma perché perseguitarmi così? Ho lasciato la vostra città, ragazzi, piango costantemente adesso. Ogni giorno penso: perché sono ancora qui? La mia ansia è terribile adesso, non sono mai uscita questa estate. Tutto il mio passato mi perseguita, la vita non migliorerà mai, non posso andare a scuola, incontrare nuove persone, mi taglio costantemente, sono davvero depressa, sono sotto anti-depressivi ora e questa estate sono finita in overdose in ospedale per due giorni.. Sono ferma, non ho nessuno, ho bisogno di qualcuno, il mio nome è Amanda Todd “.

E’ così che racconta la sua storia, Amanda Todd, ragazza canadese di appena 15 anni, davanti ad una webcam con 74 fogliettini scritti con un pennarello: ha gridato al mondo la sua depressione, la sua lotta contro il bullismo, il suo autolesionismo. Era una ragazza come tante, in cerca di nuove amicizie e esperienze, che l’hanno portata a conoscere un ragazzo che ben presto si è rivelato il suo incubo peggiore.

E’ stata costretta a cambiare città, scuola, vita, eppure il suo passato continuava a perseguitarla. Era sola contro il mondo, in cerca di un disperato aiuto, aveva soltanto bisogno di qualcuno. Ha cercato di togliersi la vita più volte, si è rifugiata nella droga, nell’alcool, ha incominciato a tagliarsi, la sua vita non aveva più senso, così il 10 ottobre ha deciso di suicidarsi. Vittima del cyberbullismo, ovverosia del bullismo che avviene attraverso mezzi elettronici quali e-mail, social network, cellulari, è soltanto un esempio di come con il maggiore uso dei computer e dei cellulari, spesso, si ci ritrovava a parlare con sconosciuti davanti ad uno schermo, ingenuamente ci si incomincia a dare confidenza, forse troppa per una persona che per noi esiste solo nel web, ma sbagliare è lecito, capita a tutti, è la forza di andare avanti che ci contraddistingue. Quella forza che Amanda non riusciva trovare, in niente, in nessuno, nemmeno in se stessa. Mi chiedo: dov’era la sua famiglia quando lei gridava silenziosamente di non farcela più? Dov’erano i suoi insegnanti quando veniva maltrattata a scuola? Dov’era il rispetto per una ragazza quindicenne che ha pagato il suo errore con il suicidio? Non è concepibile che una ragazza si tolga la vita perché nessuno è stato in grado di capirla, ma soltanto di giudicarla.

Una ragazza in cerca di un sorriso, una ragazza in cerca di qualcuno che l’aiutasse, una ragazza nel pieno della sua adolescenza che si è ritrovata a lottare da sola. A volte, è davvero troppo per tutti.

Claudia Leccese

Liceo Scientifico G.Galilei- Potenza IIIi

CRONACA E STORIA

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