Vertice italo-francese decisivo per la Tav- Lione blindata per l’arrivo dei manifestanti

A Lione si gioca nelle prossime ore il futuro della Tav. Con tanto di “zona rossa” .

Nella città francese è tutto pronto per accogliere le delegazioni dei due governi che seguiranno il vertice tra il premier italiano, Mario Monti, e il presidente della Repubblica francese, Francois Hollande. Si tratta di 6oo persone, compresi 200 giornalisti accreditati. Per garantire la sicurezza di un vertice che dovrebbe essere decisivo per la realizzazione della Tav, intorno alla prefettura della città è stata progressivamente creata una zona rossa, prima rimuovendo le macchine rimaste parcheggiate nonostante i volantini d’avviso e poi, dalle prime ore dell’alba istituendo il divieto di circolazione.

Tutta la zona è già presidiata dalle forze dell’ordine. Le autorità francesi hanno rafforzato anche il servizio di vigilanza al confine autostradale del Frejus dove è atteso il passaggio di dodici, probabilmente tredici autobus con i manifestanti No Tav italiani in viaggio per partecipare alla protesta contro il vertice. Una protesta confinata in una piazza lontana un paio di chilometri dalla zona rossa. Ad ora risulta autorizzato il concentramento e la festa, ma non un corteo. Lo scorso venerdì un minibus con 15 persone è stato fermo per ore fino alla decisione di respingere come indesiderati tre attivisti. Il movimento, così, ha cercato di correre ai ripari. Noel Communod, consigliere regionale verde della Rhone Alpes, un avvocato e un attivista partiranno di buon ora per raggiungere il Frejus “per verificare la corretta applicazione della convenzione europea dei diritti dell’uomo”.

Scrivono i No Tav:

Sappiamo che in Francia la Corte dei Conti da tempo sta ponendo dubbi sulla linea, motivando tali punti interrogativi con buona parte delle ragioni che il nostro movimento sostiene da anni. Sappiamo anche che i due premier s’incontreranno in un momento dove l’Europa è in piena crisi economica ed entrambi i governo continuano a varare solo manovre di austerity senza far intravedere a nessuno quella fantomatica luce al fondo al tunnel. Però parleranno di un altro tunnel, quello che qui in Italia non esiste materialemente, ma si è configurato ormai come tunnel della democrazia, con la militarizzazione della Val Susa e la scelta inconcepibili di buttare via milioni di euro che potrebbero essere spesi per le vere necessità del nostro Paese, dalla sicurezza nelle scuole, alla ricostruzione delle zone terremotate, passando per la sanità e la sicurezza dei territori che ad ogni temporale si fanno il segno della croce.

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