Il tifo demenziale degli ultras ha un solo colore: quello del razzismo e della discriminazione

Il raid antisemita di Roma

”Ancora una volta purtroppo il calcio è stato l’occasione per un gruppo di delinquenti di dare sfogo alla propria follia razzista e antisemita, un’aggressione inqualificabile che danneggia l’immagine del nostro calcio”. Il presidente della Figc, Giancarlo Abete, così aveva scritto nella lettera di scuse al collega inglese David Bernstein dopo il raid ultra contro i tifosi del Tottenham da parte di alcuni tifosi romani.

Un’aggressione vergognosa in pieno centro a Roma: una cinquantina di persone aveva aggredito dei tifosi inglesi in un pub a Campo de Fiori: otto inglesi e un uomo di nazionalità statunitense (californiano) e un bengalese sono rimasti feriti, sette sono finiti in ospedale. Due tifosi romanisti sono stati arrestati qualche ora dopo (il Questore di Roma Fulvio Della Rocca, valutate le circostanze dei fatti, ha emesso a carico dei due tifosi un provvedimento di daspo della durata di cinque anni).

Anche se i testimoni ascoltati dalla polizia non hanno parlato di urla razziste o di simboli chiaramente nazifascisti, a far scattare il raid punitivo potrebbe essere stata la storia del Tottenham, squadra nata nel quartiere ebraico di Londra e accompagnata da tifosi che espongono la stella di David o incitano i giocatori gridandoli «joden» o «yid». Tanto è bastato  alla parte più estremista ed organizzata delle tifoserie romane, specie i laziali, che  hanno gridato allo stadio «Juden Tottenham» e potrebbero aver acceso la miccia dell’aggressione di mercoledì notte. «Ad agire – spiegano gli investigatori – potrebbe essere stato un gruppo misto, fatto di tifosi laziali e romanisti che probabilmente si conosce e si è mosso insieme anche in altre occasioni».

Durante Lazio – Tottenham un gruppo di tifosi della Curva Nord laziale ha fatto partire un coro antisemita rivolto ai tifosi del Tottenham, club tifato da molte persone di origine ebraica il cui nome del club coincide con quello del quartiere della capitale inglese dove risiede la comunità yiddish.

Vergognoso striscione contro Pessotto

Una dei tanti, disgustosi striscioni contro Pessotto

Una dei tanti, disgustosi striscioni contro Pessotto

Cori su Paparelli, striscioni sull’Heysel, su Pessotto, su De Falchi, su Facchetti, altri cori scimmieschi verso i neri…e la lista potrebbe continuare. Evidentemente in alcuni settori degli stadi italiani il tifo per la propria squadra è diventato un fatto secondario. Si preferisce insultare l’avversario, meglio se con oltraggi alla memoria di una persona deceduta, con il dileggio a una tragedia sportiva, con cori irridenti verso un calciatore di cultura, pelle o religione “diversa”. Una settimana fa, durante la partita tra Milan e Juventus, dalla curva milanista è spuntato uno striscione tristemente ironico rivolto a Gianluca Pessotto: “Pessotto simulatore. Si è buttato o era rigore“. Il bravo giocatore della Juve nel 2006 aveva tentato il suicidio nella sede della squadra ed era uscito dal coma più di venti giorni dopo. Non è la prima volta che gli ultras del Milan prendono di mira Pessotto, che ora è dirigente del settore giovanile della squadra torinese.

A San Siro sono stati esposti anche striscioni di solidarietà per il calciatore della Nuova Cosenza Pietro Arcidiacono, squalificato dalla giustizia sportiva e colpito dal Daspo per tre anni ordinato dal questore di Catanzaro, per aver indossato la maglietta con la scritta “Speziale innocente (il tifoso catanese condannato in sentenza definitiva a otto anni di carcere per l’omicidio del poliziotto Filippo Raciti lo scorso 2 ottobre 2007).

Tifosi contro la memoria del Torino

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Ora ci risiamo, in forme altrettanto odiose se non altrettanto violente. Dalle curve delle tifoserie italiane escono fuori striscioni di tutte le specie, a sfondo razzista e discriminatorio di vario genere e dopo quello “vergognoso” della curva del Milan all’indirizzo di Pessotto di domenica scorsa si è passati a quello pesantissimo che alcuni tifosi della Juve hanno voluto “dedicare” ai cugini granata nel corso del derby della Mole di sabato sera:  Noi di Torino orgoglio e vanto, voi solo uno schianto, con un chiaro riferimento alla tragedia di Superga del 4 maggio 1949 dove morirono, a seguito di un incidente aereo, tutti i giocatori dell’epico Grande Torino, vincitore di ben 5 scudetti consecutivi prima di quella disgrazia.

Una frase pesantissima che lascia al loro posto gli eventuali sfottò del calcio che al contrario metterebbero sorriso e goliardia. Qui l’esagerazione non trova ostacolo, va avanti senza limiti ed una rima che colpisca l’avversario, in questo caso il derby Juve-Toro, deve essere fatta proprio per far parlare e colpire al cuore il “nemico” calcistico. Quando si è elevato lo striscione solo pochissimi sono stati i fischi dell’altra parte dello Juventus Stadium che ospitava il derby, i 3000 supporters granata hanno contestato la frase denigratoria ed offensiva nei confronti di una leggenda del calcio che ha fatto il giro del mondo.

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