Segnali positivi dal Pianeta Giovani- Volontariato dei ragazzi tra crescita e crisi

Pianeta giovani e volontariato

Il volontariato giovanile emerge dalle recenti indagini sociologiche come una specifica forma di azione solidaristica, della quale è possibile individuare i tratti distintivi, le nuove modalità di “affiliazione” che connettono i soggetti alle organizzazioni e ciò che esita da tale processo nella società.

Il volontariato  è visto dai giovani come sperimentazione di sé in ambiti diversi da quelli scolastici o lavorativi, come apertura e comunicazione nei confronti del mondo, come tirocinio di responsabilità, capacità organizzativa, collaborazione con altri.

Alla società adulta deriva però una sfida, quella di riconoscere e valorizzare il servizio prestato agli altri, nei percorsi professionali e nel cammino futuro dei giovani che scelgono questa strada per crescere, condividendo una parte del loro tempo migliore.

Fanno testo i dati che il sociologo Andrea Salvini, docente di Sociologia generale all’Università di Pisa, ha rilevato nel corso di una recente indagine realizzata per conto del CSV Net – il coordinamento nazionale dei Centri di Servizio al Volontariato. Partendo dai dati ISTAT, Salvini ha fatto una lettura che evidenzia come tra il 1999 e il 2009 i giovani adolescenti tra i 14 e i 17 anni che fanno volontariato sono cresciuti dal 6,3% al 7,3%, percentuale che aumenta per quelli in età compresa tra i 18 e i 19 anni. Per questa seconda fascia di età, infatti, l’incremento è stato del 3,4% innalzando il dato del 1999 che si attestava sul 8,4% al 11,8% del 2009.

La nota dolente riguarda il sostegno governativo e istituzionale in tempo di crisi, a partire da quelle direttamente coinvolte nella promozione di politiche giovanili come i Ministeri delle Politiche giovanili, delle Politiche Sociali e dell’Istruzione, o ancora il sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega per il Servizio civile volontario. Dicasteri che, sottomessi alle politiche di risanamento dei conti pubblici tremontiane e alle disattenzioni del Governo intero, non hanno esitato negli ultimi anni a sacrificare le loro politiche di incentivazione del volontariato e del sostegno ai giovani ad altri fini.

Se proviamo a guardare tutto il decennio e in una prospettiva più ampia scopriamo che un italiano su dieci ha fatto o fa il volontario: in totale ben 600.000 persone.  Si riconoscono in tredici mila organizzazioni, in aumento anno dopo anno, per le quali svolgono un’attività equivalente a quella fornita da quasi 70 mila lavoratori, pur senza ricevere particolari attenzioni dallo Stato.

I volontari non sono  persone ormai in pensione o alla ricerca di un’attività, magari non troppo costrittiva, che desse loro l’opportunità di sentirsi ancora utili. I volontari per gran parte sono giovani. E’ quanto emergeva da una ricerca effettuata dal Dipartimento per gli Affari Sociali qualche tempo fa su un campione di 1600 giovani tra i 15 e i 29 anni: sono  1 su sette i volontari ed il 60% di essi continua il suo impegno oltre il primo anno.

Il settore socio-sanitario è quello che esercita la maggior attrazione: ben il 48% degli intervistati s’impegna nell’assistenza sociale, il 32% in quella sanitaria mentre il 18% pratica attività educative.

Il volontariato: un capitale sociale da valorizzare

L’associazionismo con scopi di servizio è una delle modalità principali con cui in una comunità locale si produce il capitale sociale che ravviva i legami tra le persone e produce sentimenti di fiducia e solidarietà reciproca. La società ha quindi costantemente bisogno che un certo numero di persone scelga liberamente di associarsi per mettersi al servizio di altri. Un tassello fondamentale di questo equilibrio è la partecipazione dei giovani. Ma il rapporto tra giovani e volontariato appare oggi più problematico di un tempo. Da qualche anno, infatti, da più parti viene posta in dubbio la disponibilità dei giovani a dedicarsi gratuitamente agli altri, e quindi ad assicurare il ricambio generazionale delle risorse umane del mondo del volontariato.

Il Forum Europeo dei Giovani e la Carta dei volontari

Il Forum Europeo dei Giovani insieme ai membri dell’Alleanza 2011 hanno lanciato l’anno scorso la Carta Europea sui Diritti e le Responsabilità dei Volontari. La Carta offre orientamento sui diritti e i doveri dei volontari e definisce i ruoli delle diverse autorità a tutti i livelli.

Scopo della Carta è quello di costituire un modello per le autorità locali, nazionali ed europee per disegnare le proprie politiche rivolte al volontariato, elencando inoltre quelli che sono i diritti e i doveri dei volontari.

La commissione Educazione e Cultura del Parlamento europeo ha espresso la propria soddisfazione per questo importante documento e ha invitato gli Stati membri a valutare l’opportunità di disegnare un quadro giuridico definito per i volontari e preparare una strategia nazionale per promuovere la crescita delle attività di volontariato. (Per maggiori informazioni si può consultare il sito del Comune di Bologna- Politiche giovanili: http://www.flashgiovani.it/volontariato/news/28/4243/).

Come si può vedere il mondo del volontariato è in pieno movimento e parte essenziale di questo movimento riguarda i giovani. Dovremo prestare un’attenzione crescente a questi fenomeni, sia da un punto di vista statistico sia da un punto di vista legislativo.

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