Vittima del bullismo omofobo a Roma- Un ragazzo gay si toglie la vita per gli insulti e le offese

Il Liceo Cavour di Roma

A dare l’annuncio agli amici è stata, ieri mattina, la preside del liceo scientifico Cavour, a pochi metri dal Colosseo: A.S., uno studente di quella scuola, di 15 anni, si è tolto la vita. I suoi compagni di classe l’hanno presa malissimo. Hanno scritto una lettera per ricordare A.S. che, qualche ora più tardi, hanno letto nel cortile della scuola occupata. C’è chi dice che alcuni di loro si siano sentiti in colpa per qualche battuta di troppo. Ce n’erano state anche martedì quando A. si era presentato a scuola con lo smalto. Pare che anche una professoressa gli avesse detto che non era il caso.

A.S. indossava i jeans rosa, aveva la frangetta, si truccava e, martedì mattina, si era messo anche lo smalto. Eccentrico e simpatico. Un modo di essere che non andava bene a qualche suo compagno di scuola che, come accadeva da qualche mese, lo prendeva continuamente in giro. Battute dure, anche sgradevoli, che hanno purtroppo lasciato il segno. È nascosta in quegli insulti una delle ipotesi per comprendere le ragioni del suicidio di un ragazzino romano di 15 anni. A.S. l’ha fatta finita poche ore dopo essere uscito di scuola. È tornato a casa – dove forse c’era anche il fratello più piccolo – ha annodato una sciarpa al corrimano della scala interna e si è stretto l’altro capo al collo, lasciandosi cadere di schianto. La morte è stata istantanea. A trovare il corpo è stato il padre. Inutili i soccorsi e sotto choc anche l’altro giovane che è stato ascoltato con tutte le cautele dalle psicologhe della Questura. «Si è ucciso perché lo prendevano in giro per lo smalto sulle unghie e perché era omosessuale» ha raccontato un amico che ha subito contattato l’Help Gay Line, il numero di assistenza per chi vuole denunciare casi di pregiudizio e violenza. Una struttura (che risponde all’800713713) collegata al Gay Center che a sua volta riunisce una serie di associazioni a livello nazionale. «Abbiamo sentito anche altri ragazzi della scuola frequentata dal suicida – racconta il portavoce Fabrizio Marrazzo -, altri li abbiamo ascoltati direttamente nell’istituto. Non sappiamo se fosse veramente gay, ma ciò non toglie che per il suo atteggiamento veniva deriso e che per questo motivo era sconvolto». Sul suicidio di A.S. indaga la polizia. Gli investigatori hanno ascoltato a lungo i familiari del quindicenne e poi hanno sequestrato il telefonino e il computer del giovane. A casa non sarebbero stati infatti trovati biglietti d’addio, ma non si esclude che dai social network, come Facebook, frequentati dallo studente si possa ricostruire la rete di rapporti e i messaggi che il giovane riceveva. E sembra che, accanto a quelli degli amici, ce ne fossero altri con espliciti riferimenti e battute contro di lui. «Abbiamo chiesto alla polizia di acquisire anche quei messaggi – aggiunge Marrazzo – perché non possiamo escludere che il ragazzo sia rimasto vittima di stalking o di istigazione al suicidio. Quello che ci preoccupa è anche il fatto che in quella scuola il Gay Center ha organizzato incontri con gli studenti e gli insegnanti fino a due anni fa. Siamo sempre disponibili a collaborare con il mondo della scuola – conclude Marrazzo – ma occorre anche la collaborazione delle istituzioni».

I compagni respingono le accuse di inisinuazioni e dileggio. “Era un ragazzo estroverso – raccontano – lo conoscevamo tutti. Vestiva in modo molto eccentrico, ma nessuno lo ha mai discriminato”. Dettagli che emergono anche dal suo profilo Facebook. Nella foto sulla bacheca, A. indossa una maglia rosa. Ha un’espressione divertita. Navigando su internet, però, si trova anche un altro profilo dedicato “al ragazzo con i pantaloni rosa”. Il nome è storpiato, la foto con la parrucca è sua, la bacheca sembra essere curata da qualcun altro che, ogni giorno, annota le sue frasi senza senso. Non è certo una novità che qualcuno prende di mira la vittima designata pubblicando falsi profili su Facebook a scopo di derisione.



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