Il cappellano del carcere di San Vittore arrestato per ricatti sessuali a detenuti stranieri

Don Alberto Barin, il cappellano del carcere milanese di San Vittore, è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale pluriaggravata e continuata e concussione, nei confronti di sei detenuti stranieri.

Don Alberto Barin, il cappellano del carcere milanese di San Vittore, è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale pluriaggravata e continuata e concussione, nei confronti di sei detenuti stranieri. Per le accuse costringeva i detenuti a soddisfare i suoi desideri sessuali in cambio di beni materiali come sigarette, dentifrici e anche pareri favorevoli alla scarcerazione. Gli inquirenti hanno anche filmato le prestazioni sessuali alle quali sono stati costretti sei detenuti violentati da don Alberto Barin. Le prestazioni sessuali sarebbero state ottenute in cambio di favori, «come compenso per la fornitura di generi di conforto o per interessamento alla loro posizione carceraria».

Don Alberto è accusato di aver chiesto e ottenuto favori sessuali dai sei detenuti nell’arco di cinque anni, tra il 2008 e lo scorso ottobre, in cambio di piccoli beni di necessità di cui avevano bisogno i detenuti, tra cui sigarette, saponette, shampoo e spazzolini. È quanto emerge dall’inchiesta coordinata dai pm Daniela Cento e Lucia Minutella e dal procuratore aggiunto Pietro Forno con ordinanza firmata dal Gip Enrico Manzi.

Agli atti dell’inchiesta ci sono anche dei filmati che hanno registrato gli abusi sessuali che avrebbe commesso il religioso ai danni dei detenuti. Dopo aver ricevuto una denuncia da parte di un detenuto infatti inquirenti e investigatori sono riusciti a piazzare nell’ufficio del cappellano all’interno del carcere una videocamera e grazie a queste hanno documentato le violenze. La videocamera in particolare, da giugno a ottobre, ha filmato abusi su quattro vittime, mentre agli atti c’è il racconto di cinque detenuti, uno dei quali ha raccontato di presunti abusi subiti già nel 2008.

Sono sei i detenuti che avrebbero subito abusi sessuali da parte del cappellano del carcere di San Vittore, don Alberto Barin. Sono tutti giovani, di età compresa tra i 22 e 28 anni, e tutti extracomunitari prevalentemente africani, detenuti per reati di ‘piccola’ criminalità, come furti e rapine, salvo uno che era in carcere per omicidio. Le vittime sono state trasferite tutte da San Vittore in altri penitenziari.

A far scattare le indagini, condotte dalla polizia penitenziaria di San Vittore e dalla Squadra Mobile, è stata la denuncia di un detenuto che in un primo tempo si era rivolto ai investigatori per raccontare di essere stato violentato da un altro detenuto all’interno del carcere. Nell’ambito di queste dichiarazioni il detenuto aveva poi rivelato agli investigatori anche le violenze e gli abusi subiti da parte del cappellano.

I detenuti che avrebbero subito abusi sessuali hanno messo a verbale davanti agli inquirenti che sarebbero stati costretti a cedere al ‘ricatto sessuale’, a causa del loro stato di bisogno, perchè avevano necessità di reperire quei piccoli beni, come sigarette, shampoo o spazzolino, utili per la vita in un penitenziario. È quanto emerge dalle indagini coordinate dalla procura di Milano. Da quanto si è saputo, alcuni dei detenuti hanno parlato anche di una sorta di timore reverenziale che avevano nei confronti di don Barin, che per loro risultava come una persona estremamente potente e influente.

Inquirenti e investigatori stanno facendo accertamenti per capire se ci siano anche altri detenuti che avrebbero subito abusi da parte del prete, oltre ai sei già individuati. Dall’inchiesta è emerso anche che uno dei sei detenuti, una volta scarcerato perchè aveva finito di scontare la pena, sarebbe stato chiamato dal religioso nella sua casa e lì l’extracomunitario sarebbe stato costretto nuovamente a subire abusi. Anche nella casa del cappellano gli investigatori avevano messo una videocamera per registrare le presunte violenze.

Don Alberto Barin «utilizzava la sua posizione, le sue funzioni, i suoi pur limitati poteri e la sua quotidiana vicinanza ai detenuti per soddisfare quasi ossessivamente le sue pulsioni sessuali», scrive il gip Manzi.

La Curia di Milano ha espresso la ‘massima fiducia nel lavoro degli inquirenti e la disponibilità alla collaborazione per le indagini’. La Curia ha voluto esprimere anche ‘il proprio sconcerto e il dolore per l’arresto e per i fatti che al cappellano della Casa circondariale di san Vittore sono contestati’.

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