La terribile piaga della pedofilia tra i religiosi: i casi femminili

Pedofilia fra i religiosi: l’ammissione del papa

“I sacerdoti e i religiosi che hanno compiuto abusi sessuali su minori hanno “minato la credibilità del messaggio della Chiesa”. Lo ha affermato Benedetto XVI nel videomessaggio trasmesso  a Dublino a chiusura del 50° Congresso eucaristico internazionale nel giugno del 2012. A onor del vero bisogna dire che lo aveva fatto già nel 2010; durante l’assemblea plenaria per la Famiglia dell’8 febbraio 2010 Papa Ratzinger disse: «La Chiesa, lungo i secoli, ha promosso la tutela della dignità e dei diritti dei minori e in molti modi, si è presa cura di essi. Purtroppo, in diversi casi alcuni dei suoi membri, agendo in contrasto con questo impegno, hanno violato tali diritti: un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e condannare». E’ sembrata la presa d’atto di un fenomeno reale, più volte eluso o minimizzato dalle gerarchie ecclesiastiche.

Il Codice di Diritto canonico

Per il Codice di Diritto Canonico del 1983 l’età della vittima deve essere inferiore a 16 anni ma il limite è stato elevato di fatto a 18 anni. Nello specifico, il codice afferma che “il chierico [cioè un battezzato che ha ricevuto almeno l’ordinazione diaconale, c. 266 §1] che abbia commesso altri delitti contro il sesto precetto del Decalogo, se invero il delitto sia stato compiuto con violenza, o minacce, o pubblicamente, o con un minore al di sotto dei 16 anni, sia punito con giuste pene, non esclusa la dimissione dallo stato clericale, se il caso lo comporti” (c. 1395 §2). Il limite di 16 anni indicato dal CDC era stato innalzato a 18 per gli USA (Rescript from Audience of His Holiness del 25 aprile 1994), e la lettera De delictis gravioribus della Congregazione per la dottrina della fede (18 maggio 2001) indica tra “i più gravi delitti” che competono al Tribunale apostolico della Congregazione “il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età”.

L’emersione del fenomeno nell’ultimo decennio, per delitti che risalgono agli anni ’70-’80

Nell’ultimo decennio sono stati i media internazionali a sollevare il problema. L’interesse nei confronti del fenomeno della pedofilia (ovvero abusi sessuali su minori o possesso di materiale pedopornografico) all’interno della Chiesa cattolica prende avvio negli Stati Uniti nel 2002, con l’inchiesta avviata dal quotidiano The Boston Globe, il cui primo caso riguardava la condanna a dieci anni di carcere irrogata a John J. Geoghan, un prete che aveva violentato un bimbo di dieci anni. Il giornale iniziò a pubblicare resoconti di denunce, condanne, dimissioni e insabbiamenti di casi di pedofilia da parte di esponenti del clero cattolico. Nella sola Boston finirono sotto accusa 89 sacerdoti e rimossi dall’incarico più di 55 preti: fu proprio l’estensione del fenomeno, oltre alla sua gravità, a sconvolgere l’opinione pubblica. Da allora gli episodi si sono moltiplicati e  hanno riscosso una vasta eco mediatica e una considerevole attenzione da parte dell’opinione pubblica internazionale a partire, appunto,  dal 2002 e, in particolar modo, tra il 2009 e il 2010.

La pedofilia tra le religiose

Anche tra le religiose appartenenti agli ordini femminili cattolici sono stati registrati diversi casi giudiziari. Il più famoso è quello che, ad inizio 2008, ha visto la condanna di una suora a 11 anni di prigione per pedofilia: Norma Giannini, direttrice dal 1964 di una scuola media cattolica presso Milwaukee.

Anche in Italia sono strati registrati alcuni casi. Nel 2010 l’artista altoatesino Peter Paul Pedevilla, in arte Peter Verwunderlich, ospite da bambino a Merano dell’Opera Serafica retta all’epoca dalle suore terziarie, subì maltrattamenti e violenze sessuali nel 1965 ad opera di una suora. La comunità religiosa femminile ha presentato le sue scuse e ha offerto un risarcimento di 1.500 € a Pedevilla.

L’ultimo caso: il suicidio di una ragazza vittima di abusi

Abusi sessuali, violenze private e atti persecutori: con queste accuse una suora di 52 anni, originaria di Busto Arsizio ma residente nel Milanese dove dirige un centro di formazione professionale, è stata messa agli arresti in una casa di cura e di custodia. Il provvedimento – apprendiamo dal Corriere della sera– è stato adottato dal gip di Busto Arsizio (Varese), in via provvisoria. Le accuse si riferiscono alla tragica fine di una ragazza che la suora avrebbe vessato per anni, fino a portarla, nel giugno 2011, al suicidio.

L’incontro tra la donna e la giovane vittima, all’epoca una ragazzina di soli 12 anni con qualche difficoltà relazionale, avvenne negli anni 1997-1998 nell’oratorio di una parrocchia di Busto Arsizio, dove la suora prestava servizio. L’incontro «assunse presto connotazioni sessuali sino a trasmodare nel tempo in veri e propri atti persecutori e crescenti violenze fino a quando, nel giugno 2011, la ragazza, in preda ad una profonda crisi morale e psicologica, si tolse la vita all’età di ventisei anni», si legge nella nota della Questura. La ragazza si impiccò.

Proprio con la morte della giovane le indagini, svolte dal Commissariato di Busto Arsizio e dirette dal pm Roberta Colangelo, hanno subito un’accelerazione, «grazie soprattutto al materiale – scritti, diari, corrispondenza, supporti informatici e documentazione video e fotografica – ritrovato tra gli effetti personali della vittima», spiegano gli investigatori. La suora, che secondo le risultanze della consulenza tecnica risulta affetta da disturbo borderline di personalità incidente parzialmente sulla capacità di volere, è stata giudicata socialmente pericolosa e accompagnata dai poliziotti di Busto Arsizio e della Squadra Mobile di Varese in una casa di cura e custodia.

Effetti devastanti

I casi raccolti dalla ricercatrice Mary Gail Frawley-O’Dea, unico luminare ammesso al vertice dei vescovi cattolici statunitensi nell’incontro di Dallas del 2002 dedicato al problema degli abusi sessuali, mostrano gli effetti estremamente deleteri sul corpo e sulla psiche delle vittime degli abusi sessuali.

Un bambino che subisca violenze sessuali dovrà affrontare conseguenze che possono essere devastanti e di lunga durata. Quando un giovane subisce un abuso, lo shock psicologico è così grande che il Sé normale non è in grado di assorbire o comprendere ciò che gli sta accadendo. Anche a causa di possibili danni al funzionamento cerebrale, le vittime di abuso sessuale spesso esibiscono comportamenti autodistruttivi. I superstiti delle violenze hanno anche una probabilità due o tre volte superiore, rispetto agli adulti che non hanno una storia di abuso, di compiere almeno un tentativo di suicidio nel corso della vita. Le vittime possono presentare inoltre patologie quali dissociazione, depressione e isolamento.

Lo psicanalista Leonard Shengold ha intitolato il suo libro sugli effetti dell’abuso sessuale sui minori “L’assassinio dell’anima”. Secondo Mary Gail Frawley-O’Dea, il fatto «che questa devastazione delle anime sia stata perpetrata da sacerdoti chiamati da un patto sacro a offrire protezione e gioia alle anime dei fedeli è deplorevole. Che i vescovi e altri funzionari ecclesiastici abbiano tenuto nascosti i crimini sessuali commessi da preti posti sotto la loro responsabilità, e abbiano mentito al riguardo, è altrettanto deplorevole, o forse peggio: è il male assoluto”.

Secondo lo psicoanalista Richard B. Gartner, i preti non detengono certo il monopolio dell’abuso sessuale: “Ho conosciuto vittime di abusi perpetrati da familiari, insegnanti, allenatori, capi scout, baby-sitter, vicini e medici, per non citare gli esponenti del clero non cattolico. Tuttavia, gli abusi commessi dai preti hanno implicazioni particolari per le loro vittime”.

L’interesse dell’opinione pubblica nei confronti di questo fenomeno si dovrà sostanziare di dati concreti: quanti sono veramente i casi di abuso? Quante le indagini e le condanne della magistratura? Quanti i casi di ricovero delle vittime presso centri di igiene mentale? Quanti i suicidi? Terribili domande, ma è l’unico modo per far luce sul fenomeno.

Qualcosa si muove in Vaticano nell’ambito dei “delicta graviora”

Nel 2011 l’ufficio disciplinare della Congregazione per la dottrina della fede, diretto dal promotore di giustizia Charles J. Scicluna, ha aperto 599 nuove pratiche, 440 delle quali riguardanti i «delicta graviora». Tra questi, 404 sono riferiti a casi di abusi perpetrati da chierici a danno di minori. È quanto riassume il volume «Attività della Santa Sede 2011», pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana, riportando in sintesi i dati riguardanti l’attività ordinaria dei dicasteri e degli uffici vaticani.A proposito dei casi di abusi sessuali (i cui dati erano già stati resi noti alla fine dell’inverno scorso), il volume segnala che «nell’anno 2011, rispetto all’anno 2010, sono pervenute all’ufficio disciplinare meno segnalazioni», ma che comunque «rispetto agli anni precedenti (ad esempio il quinquennio 2005-2009) il numero dei casi è aumentato considerevolmente». Sempre in questo campo, in attuazione alle Linee guida sui casi di pedofilia in vigore che prevedono la dismissione coatta dallo stato clericale degli ecclesiastici colpevoli quando non ci siano margini di dubbio sulle loro responsabilità, la Congregazione per la dottrina della fede ha sottoposto al Papa la richiesta di laicizzazione «ex officio» di 125 soggetti e per altri 135 la richiesta di dispensa dagli obblighi sacerdotali. Nello stesso periodo la Congregazione per il clero – per motivi diversi dai «delicta graviora» – ha rilasciato 540 rescritti di dispensa dagli obblighi sacerdotali per 49 diaconi diocesani, 26 diaconi religiosi, 280 preti secolari e 185 religiosi.
A.DeL.
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  1. Kirche heute, 14. November 2012 « Moment Mal

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