Disagio scuola- Durissima presa di posizione e flash mob di docenti di Ravenna e Bologna

Ravenna

La protesta degli insegnanti dell’I.T.C. Ginanni di Ravenna:

“Come tanti colleghi in tutta Italia anche gli insegnanti dell’ITCT G. Ginanni di Ravenna non sono disposti ad accettare supinamente la ventilata decisione governativa di imporre nuovi sacrifici alla scuola italiana, dopo i disastrosi tagli di ore, di materie e di personale, l’innalzamenti pensionistico, e il blocco degli stipendi, già accettati dal passato Governo: un aumento di 6 ore di lezioni frontali (da 18 a 24), senza alcun corrispettivo aumento delle già miserrime retribuzioni, non giova a nessuno. Né ai docenti, né agli studenti”.

“Proprio questi ultimi soffriranno infatti del generale scadimento della qualità del lavoro dei loro docenti, con il sostegno dunque di questa Legge di Stabilità per il 2013. La proposta avanzata dal Governo è stata discussa martedì 24 ottobre in un’animata, partecipata e affollata assemblea indetta da tutte le RSU in carica presso l’ITCT G. Ginanni. Numerose sono infatti state le adesioni, da parte del personale docente come nella categoria degli Ata (ugualmente coinvolti in questo ennesimo attacco alla scuola pubblica).

Al termine della riunione i docenti hanno sottoscritto un documento che formalizza lo stato di agitazione, decretando il blocco immediato di tutte le attività non obbligatorie (quali i viaggi di istruzione, i corsi di recupero e i progetti didattici di regola presentati ai genitori tramite il Piano dell’offerta formativa).

La decisione è stata votata da più di settanta membri del corpo insegnante, che in questo modo rinunciano anche al ruolo di coordinatori e di segretari dei loro consigli di classe. Si tratta di un’azione forte, poco abituale e non scontata anche in ragione delle tradizionali divisioni che percorrono il mondo della scuola.

Contrariamente a ciò che molti possono pensare, la decisione di aumentare a 24 ore di lezione il carico di lavoro degli insegnanti rappresenta un insostenibile aggravio dei compiti e delle numerose attività svolti quotidianamente fuori dalle aule. Ciò non può che produrre un deterioramento della qualità della didattica, un’impossibilità di preparazione delle lezioni e di predisposizione degli strumenti di periodica verifica dell’andamento scolastico; soprattutto, ciò è anche un insopportabile segno di insensibilità nei confronti delle sofferenze di tanti precari e docenti in esubero.

Oltre al fatto, infine, che questo aumento di ore rischia di espellere dalla scuola personale di ruolo da più di 20 anni, segnaliamo anche la prassi anomala (e pericolosa) di annullare le norme di un contratto nazionale di lavoro, che non è stato discusso con nessuna delle rappresentanza della categoria.

La protesta dell’ITCT G. Ginanni s’inserisce nella scia delle mobilitazioni nazionali e dei movimenti di protesta di molte altre scuole della nostra Regione. Le proteste sono sostenute da sindacati, condivise da alcuni partiti politici e promette di durare a lungo.

Per riuscire nello scopo di difendere al meglio il bene comune chiamato scuola pubblica gli insegnanti si ripromettono di non lasciare nulla di intentato per fare conoscere le loro ragioni e costruire così una solida relazione con studenti e famiglie”.

Bologna
Parte dai blog e dalla rete la rivolta degli insegnanti contro il Ministro Profumo e la legge di stabilità che li vorrebbe a scuola 6 ore in più, senza adeguamento dello stipendio, ma come ricompensa potranno stare in vacanza già da fine luglio.
Dopo due scioperi degli studenti, non ci stanno i prof di ogni ordine e grado che fanno notare come il loro lavoro non si esaurisce con la didattica, ma è fatto anche di riunioni, consigli, correzioni di compiti a casa e preparazione di verifiche e lezioni. Favorevole invece quasi metà degli italiani: da un sondaggio Ipsos il 45% è d’accordo con l’aumento delle ore di insegnamento considerando i prof lavoratori privilegiati. “E’ un’idea della scuola che non ha più senso, la scuola intesa come ore di insegnamento e tre mesi di ferie, non è più così. Intanto la nostra reperibilità ricomincia il primo settembre, senza contare che molti di noi sono chiamati per gli esami di maturità“, dichiara un’insegnante di francese a Bologna Today, “chi crede nell’utilità del proprio lavoro, a parte correggere i compiti e preparare le lezioni, ci mette inventiva, cercando di preparare progetti innovativi, dovendo spesso portarsi gli strumenti da casa, tutto per formare i ragazzi e per sentirci dire che sono i meno preparati d’Europa“. Ovviamente rimane l’incognita dell’esercito di precari e supplenti, che, se aumentassero le ore per i professori di ruolo, vedrebbero le porte quasi completamente chiuse.

LA PROTESTA SOTTO LE TORRI. Hanno iniziato a Roma domenica scorsa con un flash mob davanti al Ministero dell’Istruzione e durante la settimana in tutta Italia hanno continuato con assemblee, petizioni e volantinaggi. A Bologna le scuole Aldrovandi Rubbiani, Copernico, Galvani, Fermi, Pier Crescenzi, tutti sul piede di guerra e con una sfilza di proposte. Fermare tutte le iniziative extra come gite, open day, progetti fino a valutare la possibilità, partita dal liceo Galvani, si uno “sciopero bianco” nel mese di novembre: in classe solo la didattica di base, per il resto dimostreranno il lavoro che svolgono a casa dopo il suono della campanella. Domenica mattina anche un flash mob in Piazza Maggiore.

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