Emendamento alla Camera sul Ddl stabilità: via l’aumento delle ore per gli insegnanti, ma per i sindacati la mobilitazione continua

Nel dibattito sulle modifiche alla legge di stabilità spunta l’ipotesi del taglio del cuneo fiscale, cioè della differenza tra quanto le aziende pagano il lavoratore (incluse tasse e contribute) e quanto entra poi effettivamente nel portafoglio del lavoratore stesso.

Inoltre allo studio della commissione Cultura della Camera c’è un emendamento Pd-Pdl-Udc che cancella l’aumento dell’orario dei professori di scuola da 18 a 24 ore. “Auspichiamo convergenza anche dall’opposizione”, hanno affermato in una dichiarazione congiunta le capogruppo in commissione Cultura della maggioranza ‘ABC’ Maria Coscia, Elena Centemero e Luisa Santolini. “Dopo aver condiviso la relazione della presidente Ghizzoni alla legge di Stabilità, stiamo predisponendo, insieme ai colleghi dei rispettivi gruppi parlamentari, un emendamento per abrogare la norma che prevede l`aumento dell`orario, da 18 a 24 ore, delle lezioni frontali per gli insegnanti della scuola secondaria di primo e secondo grado”, hanno annunciato. “In accordo con il governo e i colleghi della Commissione Bilancio stiamo cercando le necessarie coperture finanziarie. Ci auguriamo che su questo emendamento ci sia la convergenza anche dei colleghi dell`opposizione affinché possa diventare un atto unitario di tutta la Commissione”, concludono Coscia, Centemero e Santolini.

Prorogato a domani il termine per presentare gli emendamenti.

Salve le pensioni di guerra, ma arriva una tassa per i più abbienti pro-esodati. L’Abi lamenta un peso fiscale “al limite della sostenibilità”. Sulle modifiche il ministro dell’Economia Vittorio Grilli ribadisce: ”C’è un dialogo lo continueremo e c’è lo spazio per altri tipi di combinazioni, ma solo a saldi invariati”.

ESODATI. Ieri c’è stato anche un ‘blitz’ bipartisan in commissione Lavoro a Montecitorio: il governo è stato battuto su un emendamento che amplia le tutele agli esodati. E per coprire la novità arriva un contributo sui ricchi, cioè su chi ha redditi oltre i 150.000 euro (il 3%). Come all’unanimità è passato anche un emendamento sulla non tassabilità delle pensioni di guerra.

I SINDACATI. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, si dice assolutamente contrario a una cancellazione del taglio Irpef. E il numero uno della Cgil, Susanna Camusso, sottolinea: ”non basta una modifica parziale della legge, bisogna modificare l’asse”. Mentre i sindacati degli insegnanti sono soddisfatti per l’emendamento che cancella l’aumento d’orario per gli insegnanti, ma – precisano – “la mobilitazione continua”.

ABI E CONFINDUSTRIA. E sempre di fisco parla il direttore generale dell’Abi, Giuseppe Sabatini: l’ulteriore esborso chiesto agli istituti (5 miliardi) e il conseguente peso fiscale è ”ai limiti della sostenibilità”. Con il rischio di influire negativamente su famiglie ed imprese. Il direttore generale di Confindustria , Marcella Panucci, a sua volta spiega che gli oneri fiscali e contributivi rappresentano per le imprese una quota ‘monstre’ dei profitti: ben il 68,3%. Insomma una differenza con gli altri paesi che ”pesa come un macigno”. Occorre così intervenire per ridurre il cuneo fiscale. Anche perché questo nel 2011 ”è risultato il più elevato tra i 34 paesi Ocse pesando per il 53,5% del costo del lavoro (considenbarndo anche l’Irap, il Tfr e la trattenuta Inail) contro una media Ocse del 35,4% e dell’Ue a 15 del 41,9%”. Dunque un ”macigno” da ridurre. Ma come? Dirottando – chiede Confindustria – tutte le risorse che arrivano dalle operazioni di rigore e dalla lotta all’evasione. Anche perché il prospettato intervento sulle aliquote Irpef ”si distribuisce su un amplissimo numero di soggetti con effetti unitari modesti anche sul lavoro dipendente”.

TAGLIO DEL CUNEO INVECE CHE DELL’IRPEF. Chiaramente il direttore generale non fornisce suggerimenti ma a Montecitorio gira già un’idea: ridurre o eliminare l’intervento sull’Irpef e concentrarsi sul cuneo. L’intervento sarebbe più selettivo consentendo un impatto migliore per i 4 miliardi circa da impegnare.  E per questo si sta studiando un intervento che si rispetti le cifre ma modifichi, e non poco, “l’architettura” dell’intervento. Cioè: via (in tutto o in parte) l’intervento Irpef (costoso e troppo ‘diffuso’) concentrandosi invece sul cuneo fiscale. Il che permetterebbe di centrare meglio l’intervento su chi ne ha più bisogno e non sui circa 30 milioni di contribuenti che avrebbero vantaggio (anche se impercettibile) dal taglio Irpef.

 

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