L’ufficio di presidenza della Commissione grandi rischi si dimette dopo la sentenza di condanna

L’ufficio di presidenza della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi – formato dal presidente, Luciano Maiani, dal presidente emerito, Giuseppe Zamberletti, e dal vicepresidente, Mauro Rosi – ha rassegnato le dimissioni al presidente del Consiglio dei ministri. A renderlo noto e’ il dipartimento della Protezione civile. Il presidente Majani ritiene “che la situazione creatasi a seguito della sentenza di ieri sui fatti dell’Aquila sia incompatibile con un sereno ed efficace svolgimento dei compiti della Commissione e con il suo ruolo di alta consulenza nei confronti degli organi dello Stato”.
Il dipartimento rende noto anche che il professor Mauro Dolce ha presentato le sue dimissioni da direttore dell’Ufficio III – Rischio sismico e vulcanico. All’esito dell’iter amministrativo previsto, il professore verra’ assegnato ad altro incarico. Anche Roberto Vinci, direttore dell’Istituto per le tecnologie della costruzione del Cnr e componente della Commissione Grandi Rischi, ha comunicato le proprie dimissioni. Lo ha detto in una nota il Consiglio Nazionale delle Ricerche.

La decisione dopo la sentenza del Tribuna de L’Aquila, che ha comminato sei anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici per tutti gli imputati, Ritenuti colpevoli di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. È questa la condanna inflitta dal giudice unico Marco Billi ai componenti della commissione grandi rischi, in carica nel 2009: avrebbero sottovalutato il pericolo e fornito informazioni «imprecise e incomplete», venendo meno ai loro doveri circa l’improbabilità di una forte scossa sismica che invece, devastante, si verificò alle 3,32 del 6 aprile. L’accusa, rappresentata dai pubblici ministeri Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, aveva chiesto quattro anni per i sette imputati.

Gli imputati erano: Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione Civile, Enzo Boschi presidente dell’Ingv (Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia), Giulio Selvaggi direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto Case, Claudio Eva ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile. Insieme parteciparono alla riunione convocata appositamente dall’allora capo della Protezione Civile Guido Bertolaso per fare il punto della situazione e valutare le misure da mettere in atto in conseguenza dello sciame sismico che da giorni interessava la città.

Il verbale redatto subito dopo la riunione del 31 marzo 2009 nel quale si riteneva poco probabile un forte terremoto è stato il centro di tutta l’indagine e di conseguenza del rinvio a giudizio in quanto secondo gli stessi pm sarebbe carente. In particolare si contestava «una valutazione del rischio sismico approssimativa, generica e inefficace in relazione alla attività della commissione e ai doveri di prevenzione e previsione del rischio sismico». Insieme agli esposti era stato allegato diverso materiale, soprattutto interviste audio-video in cui i rappresentanti della Commissione invitavano la popolazione a stare tranquilla.

L’inchiesta aveva vissuto una prima svolta il 4 giugno del 2010, quando gli agenti della Sezione di polizia giudiziaria della Polizia di Stato, in servizio presso la Procura della Repubblica dell’Aquila e quelli della Squadra mobile, della Questura, avevano notificato gli avvisi di garanzia agli indagati.

Il 25 maggio del 2011  il Gup del Tribunale dell’Aquila aveva deciso per i sette indagati il rinvio a giudizio. Prima udienza il 20 settembre 2011. Da quella data fino alle ultime battute del processo, hanno sfilato 275 testimoni tutti a raccontare davanti il gotha dei penalisti italiani, la settimana prima del terremoto, la loro paura, e cosa cambiò dopo le parole degli esperti sismologi, ingegneri, dirigenti della Protezione civile, che parteciparono alla riunione della Commissione Grandi Rischi, all’Aquila, il 31 marzo 2009, sei giorni prima del terremoto.

I primi dieci esposti presentati negli uffici della Procura della Repubblica dell’Aquila, risalgono al mese di ottobre del 2009 e a presentarli erano state persone che sono scampate alla morte la notte del 6 aprile o da parenti delle vittime che a seguito delle rassicurazioni provenienti da rappresentanti della politica e della Protezione civile, (tutti facenti parte della Commissione) erano rimasti nelle loro abitazioni che, invece, erano crollate a seguito della devastante scossa.

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