Umiliati e offesi- La lotta disperata degli insegnanti italiani contro l’ultimo affondo del governo

A Roma è tutta una mobilitazione

Stop a compiti in classe ed interrogazioni, basta gite scolastiche, attività pomeridiane azzerate, bidelli in sciopero, assemblee, appelli e mozioni.
Dal Mamiani al Montale, i licei romani sono in rivolta contro i nuovi tagli in arrivo sulla scuola contenuti nella legge di stabilità. La proposta del ministro Francesco Profumo di innalzare l’orario in aula dei docenti da 18 a 24 ore a costo zero fa discutere, così come i 223 milioni destinati alle paritarie mentre si mandano a casa migliaia di precari.

I docenti come “direttori d’orchestra”, la retorica à la page del ministro

I docenti delle scuole italiane sono in rivolta e tempestano di appelli e di e-mail il sito del Ministero, ma lui, il ministro, risponde  che il docente nel futuro diventerà un “direttore d’orchestra”. Ma dietro la lusinga della carota si nasconde il peso del bastone.

Le attività del docente nella scuola del futuro – secondo il ministro-  «saranno diversificate, il docente diventerà un direttore d’orchestra in un sistema molto più complesso. Ci vorrà maggiore flessibilità nell’impegno del docente, ci potrebbero essere persone che lavoreranno un po’ meno e altre un po’ di più». Lo ha detto il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, su Rai News 24, a proposito dell’aumento di ore lavorative per i docenti previsto nel Dl stabilità.

«Abbiamo una grande opportunità – ha ricordato – quella del nuovo contratto del 2014 perché si possa ridiscutere nel suo complesso questo ruolo così importante per la formazione. E ci possiamo arrivare attraverso un momento importante che potrebbe essere una “Conferenza della scuola”, da convocare già in febbraio, in modo da lasciare un progetto sul quale poi i governi e i parlamenti futuri possano lavorare per arrivare ad una scuola moderna».

«È un tema importantissimo per il Paese – ha sottolineato il ministro – non potremo avere sviluppo se non avremo ricerca e innovazione ma per fare buona ricerca e buona innovazione dobbiamo avere un ottimo sistema di educazione».

Nella scuola del futuro «le attività del docente saranno diversificate», sarà «un sistema molto più complesso in cui le competenze non potranno essere di una sola persona». È qualcosa – ha concluso Profumo – che ha bisogno di tempo per essere attuato, probabilmente ci vorrà anche una maggiore flessibilità nell’impegno, ci potrebbero essere persone che lavorano un po’ meno in alcune parti della vita e altre che lavorano un po’ di più”.

Si è capita l’antifona? “Chi lavora di meno e chi lavora di più”. Ovvero, tagli, molti tagli, pesantissimi tagli.
223 milioni per le scuole private
E mentre si parla di “direttori d’orchestra” si infila nel Ddl qualche cifra dal sapore un po’ strano.  Nonostante il risparmio sulla scuola pubblica continui a rappresentare una costante di questo governo (tanto che Giarda ha affermato che sono disposti a ritirare l’art. 3 del disegno di legge, quello relativo all’orario di lezione, purché si ottengano le stesse economie in altro modo) colpisce  che nello stesso provvedimento vengano previsti 223 milioni di contributo per la scuola non statale.
La scuola italiana, ovvero l’arte di arrangiarsi
Forme di lotta responsabili, le solite, mentre la situazione peggiora, ma lo dice anche la CNN che gli insegnanti italiani hanno un cuore d’oro. La scuola è in rivolta e rispolvera per l’occasione forme di lotta già praticate nel 2008 e nel 2010, a testimonianza del fatto che nulla cambia in questo settore strategico della società, se non in peggio: la sospensione delle attività parascolastiche.

Questa è una lettera, per esempio, del 2010: “Per anni, noi insegnanti del Coordinamento Docenti del Liceo Scientifico “Fulcieri Paulucci di Calboli” di Forlì, abbiamo organizzato numerose attività di arricchimento dell’offerta formativa, a titolo pressoché volontario, perché convinti della loro importanza. Oggi ci troviamo purtroppo costretti, a seguito delle disposizioni previste dalla Manovra correttiva dei conti pubblici (D.M. n. 78 del 31 maggio 2010) a danno in particolare dei lavoratori della scuola (i soli colpiti oltre misura, non solo dal blocco dei contratti, ma anche dal blocco degli scatti di anzianità), a comunicare la sospensione di tutte le attività para ed extra- scolastiche (viaggi di istruzione, uscite didattiche, visite a musei e sul territorio, ecc.) per il prossimo anno scolastico. sottoscritto da 64 colleghi su 86.”

Il disagio sta svegliando anche gli insegnanti “in sonno”

La situazione, invece di migliorare, peggiora. Questa non è altro che una delle tante mozioni. Come quelle di questi giorni. Appunto, la scuola, carotata e bastonata, è in rivolta.  Ma “stavolta sembra che tutti – davvero – dovranno fare i conti con gli insegnanti – riporta il quotidiano “Pubblico”. Disagio e mobilitazione in questi giorni sono sorprendenti: coinvolto anche chi finora ha reagito ai precedenti provvedimenti con inerzia.

Tutti, e non solo deputati e senatori del Pd, che stanno ricevendo piogge di e-mail con domande nette: fino a quanto sono disponibili a dire no a un aumento autoritario del nostro orario di lezione? Per la cronaca: dopo 5 giorni di invii, pochissime sono le risposte, attentamente monitorate: i nostri voti non saranno, questa volta, a scatola chiusa. Tutti, perché il dissenso è trasversale e la questione delle 24 ore sta finalmente facendo emergere anche l’altra insidia che minaccia oggi la democrazia nella scuola: la pdl 953, contro-riforma degli organi collegiali.

La Commissione Bilancio della Camera ha approvato all’unanimità alcuni emendamenti all’art.3 del ddl di Stabilità, ma nulla relativamente alla proposta indecente di aumentare di 1/3  l ’orario di lezione dei docenti della secondaria senza incrementi di salario, prevista in quell’articolo, notizia poi smentita dal Pd.

Bisognava davvero infierire – ancora e in modo irrispettoso – su chi, prendendosi cura dei nostri figli e nipoti, forma i futuri cittadini? Ce n’era bisogno, dopo la “cura da cavallo” di Gelmini, che ha tagliato 83mila cattedre? Dopo la caccia al fannullone inaugurata dai profeti del merito, ai quali Brunetta ebbe buon gioco di accodarsi, per ribadire la sua idea di scuola-caserma? Dopo le classi pollaio, dopo un concorso assurdo, umiliante e inutile?

Avevamo già capito – e da tempo – che la scuola pubblica non è al centro dell’interesse di coloro che negli anni ci hanno governato, se non come fonte di risparmio coatto: in nome di un totem ideologico – il liberismo – travestito da esigenza “tecnica” e assolutizzato. Ma non stiamo a piangerci addosso, né a rivendicare il fatto che di ore noi, quasi tutti, ne lavoriamo ben più delle 18 previste dal contratto: parliamo piuttosto di diritti violati e indignazione. Trasversali sono le iniziative che si susseguono: dopo l’assemblea nazionale dei precari la scorsa settimana a Firenze (che ha deciso di ricorrere contro il concorso), mozioni di collegi dei docenti, presìdi, raccolte di firme, petizioni.

Circolano sul Web lettere ferocissime, drammatiche, orgogliose, cui nessuno riserverà mai una risposta. Alcune scuole stanno pensando di protestare con azioni che ricadrebbero direttamente sugli studenti: blocco dei viaggi di istruzione e delle attività aggiuntive all’orario di insegnamento. C’è anche la proposta di recarsi davanti al Parlamento correggendo lì i compiti in classe e la lettera ai genitori, pubblicata sul sito Vivalascuola, per invitarli a riflettere sul disastro didattico che il provvedimento comporterà.

La maggior parte preferisce condividere protesta e mobilitazione con le principali vittime delle dissennate politiche scolastiche degli ultimi anni. Come sta cercando di fare il Coordinamento nazionale «Per la scuola della Costituzione», che, per sostenere concretamente la mobilitazione, sta elaborando una proposta per una legge alternativa alla 953.

Dalla trasformazione o sostituzione dell’insegnamento di religione cattolica, all’accorciamento di un anno di superiori, alle esternazioni sul concorso, al giovanilismo di maniera, al computer al posto degli insegnanti nelle classi con pochi alunni, non ne ha letteralmente azzeccata una.

Come, ad esempio, l’ultima: un suo sito patinato, che nulla ha da invidiare agli spot dell’era Moratti, finora insuperato must del millantato credito istituzionale. Che scuola sogni? ci chiede il ministro con inopinata tempestività rispetto alla catastrofe che stiamo vivendo, dipingendo una scuola che hanno in mente solo lui e Vecchioni , che – testimonial inopportuno – ci fa sempre più rimpiangere quando si limitava a cantare «Luci a San Siro».

Chi paga per raccontarci una storia non vera, che parla di Lim, e-book, trascurando amianto e precariato? Abbiamo provato, alcuni di noi, a scrivere che il nostro sogno è che si dimetta e venga sostituito da un ministro che abbia un po’ più di rispetto per gli insegnanti. Ma non siamo stati pubblicati. Perché? Trasparenza è una delle formule retoriche passibili a deroghe di comodo.

Questo dicono gli insegnanti, testimonianze raccolte dal giornale “Pubblico”.

Da lunedì quindi parte una settimana di “didattica essenziale” senza verifiche ma con assemblee e lezioni sulle ragioni della protesta. Il personale Ata si atterrà al rispetto delle mansioni minime previste dal contratto. I venti di protesta in tutta Italia, dove gli insegnanti dichiarano lo stato di agitazione. I prof esprimono “grave preoccupazione nei confronti di una politica governativa  punitiva verso la scuola pubblica”.

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1 reply

  1. Bene, e’ ora che si sappia vorremo timbrare il cartellino , fare le 18 ore di lezione frontale e poi le altre restanti 12 , o quante saranno, in un ufficio dove preparare le lezioni, correggere i compiti, ricevere i genitori . Naturalmente ci sara’ bisogno di qualche strumento di quelli di cui parlano questi Soloni, vedi computers, libri, collegamenti web etc. Etc. Cosi’ finalmente liberero’ in casa mia una stanza che lo stato ha affittato senza mai pagare l’ affitto.Ah dimenticavo le riunioni collegiali, di dipartimento, gli scrutinio, le uscite didattiche .Io sono pronta. E loro?

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