Rivolta generale contro l’allungamento dell’orario degli insegnanti nella scuola. I sindacati prendono posizione. Il ministro convoca gli stati generali

Rivolta generale contro l’allungamento dell’orario degli insegnanti da 18 a 24 ore presente nella proposta di legge di stabilità inviata alla Camera dopo l’approvazione in consiglio dei ministri. Il testo, pubblicato ieri, ha scatenato vivaci  reazioni di tutti i sindacati e del Pd.

Il decreto tanto osteggiato dagli insegnanti di scuola media e superiore, che meditano azioni eclatanti come quella di bloccare scrutini ed esami di maturità, dice: “A decorrere dal 1° settembre 2013 l’orario di servizio del personale docente della scuola primaria e secondaria di primo e di secondo grado, incluso quello di sostegno, è di 24 ore settimanali”, recita l’articolo 3 del progetto di legge. “Nelle sei ore eccedenti l’orario di cattedra il personale docente non di sostegno della scuola secondaria titolare su posto comune  –  continua  –  è utilizzato per la copertura di spezzoni orario disponibili nell’istituzione scolastica di titolarità e per l’attribuzione di supplenze temporanee per tutte le classi di concorso per cui abbia titolo nonché per posti di sostegno, purché in possesso del relativo diploma di specializzazione”. In altre parole, i docenti di ruolo occuperanno le ore destinate alle supplenze destinate a migliaia di precari, che potrebbero dire addio a stipendio ed assunzione per i prossimi anni.

Aveva cominciato la FLC-CGIL a protestare. Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc-CGIL, aveva sostenuto che  “Il Governo Monti con la legge di stabilità sferra un ulteriore attacco al welfare e al lavoro pubblico. Per la scuola, oltre all’ulteriore blocco dei contratti e degli scatti d’anzianità fino al 2017, l’ultima trovata è l’aumento dell’orario di lavoro a 24 ore a parità di salario per le scuole secondarie superiori. Le conseguenze saranno maggiori carichi di lavoro per i docenti, la riduzione di migliaia di supplenze per gli spezzoni e di quelle brevi. Si tagliano quindi ulteriormente organico e risorse alla scuola pubblica in perfetta continuità con il Governo Berlusconi. Ormai è evidente a tutti che questo Governo, pur di difendere gli interessi delle banche e della speculazione finanziaria, affossa i diritti dei lavoratori e lo stato sociale. Vogliono privatizzare il sistema d’istruzione e la ricerca pubblica ritenuti un lusso che il Paese non può permettersi. Al Ministro Profumo vorrei raccomandare di non vendere più fumo perché è responsabile del caos nel quale è iniziato l’anno scolastico e del peggioramento della qualità dell’offerta formativa. Con le sue scelte demagogiche,come quella del concorso, cerca solo pubblicità mediatica. Classi sovraffollate, edifici insicuri, licenziamento di migliaia di ata e docenti, provvedimenti assurdi come quello relativo alla riconversione di docenti inidonei e itp, l’ aumento dei contributi a carico delle famiglie e il mancato trasferimento alle scuole dei fondi contrattuali stanno gettando scompiglio tra i lavoratori, gli studenti e le famiglie”.

Poi sul tema è intervenuto il segretario del Pd Bersani: «Le misure sulla scuola sono inaccettabili», ha detto Bersani, definendole «improvvisate» e, venendo al nocciolo del problema cui guardano le organizzazioni sindacali: «Chiudono la strada ai precari. La logica non tiene. La scuola ha bisogno che ci fermiamo e reimpostiamo il discorso in modo strategico».

Oggi i sindacati della scuola  – Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda  – , dopo 4 anni di tentennamenti, hanno proclamato lo sciopero generale per il prossimo 24 novembre.

Piena disponibilità al dialogo con Bersani e il Pd sulla scuola è arrivata poco dopo dal ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, «purchè si resti all’interno dei vincoli di bilancio votati dallo stesso Parlamento». Per il suo dicastero significa un taglio di 182 milioni. «Condivido appieno l’esigenza espressa da Bersani – ha detto il ministro – di impostare il confronto in un quadro strategico complessivo. È in quest’ottica che sto lavorando a una conferenza generale sulla scuola, nei primi due mesi del 2013, con il coinvolgimento di tutte le forze professionali e sociali. Circa le misure, ogni suggerimento nel dibattito parlamentare sarà benvenuto».

Per il sottosegretario Marco Rossi Doria «i vincoli di bilancio non possono che essere rispettati, ma non è sostenibile tagliare altri posti di lavoro nella scuola. Poi, il dibattito in Parlamento dovrà tener conto che non è più rimandabile l’avvio di un processo di innovazione che porti a una scuola secondaria più flessibile, più simile alla primaria, dove il tempo scuola degli insegnanti non coincide con le ore frontali, come nella maggior parte dei paesi sviluppati. Una condizione che è anche in parte all’origine dei risultati accreditati e abbastanza stabili della nostra primaria». Rossi Doria ribadisce che «occorre più progettualità, possibilità di recupero di chi è indietro, ma anche promozione di chi è avanti, maggiore flessibilità nell’organizzazione del tempo scuola, classi e aule non necessariamente corrispondenti per rispondere a bisogni non standardizzati. Tutto questo fa pensare a un progressivo aumento di orario per i docenti, a differenziazione di compiti. Certo, un processo così significativo non si fa facilmente con la legge di stabilità. Ma speriamo che le forze politiche in Parlamento colgano il problema».

Innalzare a 24 ore le ore di lezione, secondo i sindacati, determinerebbe l’immediata cancellazione dalla geografia scolastica italiana di 28/30 mila supplenze e la moltiplicazione, ben oltre il 25 per cento in più sull’orario attuale, del lavoro che gli insegnanti si porterebbero a casa. Tra riunioni pomeridiane, preparazione delle lezioni, correzione dei compiti e attività di aggiornamento gli insegnanti italiani assisterebbero all’ampliamento oltremisura delle ore di lavoro settimanali. Inoltre, con 8/12 classi per ogni insegnante la composizione dell’orario delle lezioni assomiglierebbe ad un complicato sudoku e la maggior parte insegnanti, tra lezioni e ore di “buco”, sarebbe costretta a rimanere a scuola anche per 28/30 ore a settimana.

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