Sciolto il Comune di Reggio Calabria per contiguità mafiose – Operazioni della GdF contro la ‘ndrangheta

Il comune di Reggio Calabria è stato sciolto per «contiguità» mafiose. Lo ha annunciato il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi, precisando che lo scioglimento riguarda «solo questa amministrazione, non quella precedente» e tenendo a precisare che non si tratta di «infiltrazioni», bensì, come detto di «contiguità» mafiose. Il comune di Reggio Calabria era guidato dal sindaco del Pdl Demetrio Arena, eletto nel maggio del 2011.

«Siamo assolutamente consapevoli» della scelta fatta, che è stata «valutata con molta sofferenza» ma con «consenso unanime in Cdm». «Abbiamo la volontà di restituire il paese alla legalità: senza legalità non c’è sviluppo», ha spiegato Cancellieri. «Dobbiamo aiutare – ha aggiunto – le regioni più compromesse». Il comune di Reggio Calabria sarà guidato per i prossimi 18 mesi da tre commissari: il prefetto di Crotone Vincenzo Panico – «un prefetto giovane, capace di incidere fortemente e lavorare con serenit…» – il viceprefetto Giuseppe Castaldo e il dirigente dei servizi ispettivi di finanza della Ragioneria dello Stato Dante Piazza.

La Commissione d’accesso al Comune di Reggio Calabria, la cui relazione sta alla base dello scioglimento del Consiglio deciso oggi su proposta del ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, è stata nominata il 20 gennaio scorso dall’allora prefetto di Reggio Luigi Varratta, e si è insediata il 24 gennaio. Il 13 luglio ha concluso i suoi lavori e nelle settimane successive è stata inviata al Viminale una relazione dal nuovo prefetto Luigi Piscitelli La Commissione ha avuto mandato ad «indagare» su due ambiti: le inchieste della Dda sulla società partecipata Multiservizi e su quella che ha portato all’arresto del consigliere comunale Giuseppe Plutino per stabilire se potessero esserci stati condizionamenti dell’attuale amministrazione.

Referente politico della cosca Caridi all’interno del Comune di Reggio Calabria: questa l’accusa mossa al consigliere Giuseppe Plutino (poi sospeso), prima dell’Udc e poi del Pdl, in carica da tre legislature, arrestato nel dicembre 2011 per concorso esterno in associazione mafiosa e oggetto dell’accertamento antimafia sul Comune. Plutino, secondo l’accusa, avrebbe garantito la copertura politica alla cosca venendo gratificato con i consensi elettorali. Il consigliere comunale avrebbe fornito alla cosca un «concreto, specifico, consapevole e volontario contributo come referente politico». Tra i favori che Plutino, nella sua qualità di rappresentante istituzionale, avrebbe assicurato alla cosca Caridi, secondo l’accusa, anche il tentativo di costringere un consigliere regionale ad assumere come collaboratore temporaneo delle struttura del gruppo Pdl alla Regione Calabria la nipote di un presunto campo cosca, Eugenio Borghetto. Dopo il suo rifiuto, il consigliere trovò una tanica con liquido infiammabile sul cofano della propria autovettura.

Nelle inchieste che hanno riguardato, più o meno direttamente, il Comune di Reggio Calabria c’è anche quella sull’ex consigliere di centrodestra Dominique Suraci, arrestato nel luglio scorso insieme all’ex direttore amministrativo della Multiservizi Giuseppe Rechichi che gli avrebbe garantito sostegno elettorale nel 2007. Rechichi, ritenuto il prestanome della cosca Tegano nella società, secondo l’accusa, avrebbe garantito a Suraci in occasione delle amministrative, il sostegno delle cosche De Stefano e Tegano. Nell’occasione a Suraci sono state notificate due ordinanze di custodia cautelare: la prima per concorso in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e corruzione elettorale, aggravati dall’avere favorito un sodalizio mafioso; la seconda per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più truffe aggravate al fine di conseguire erogazioni pubbliche ed alla predisposizione di false fatturazioni. Un ex consigliere, Manlio Flesca, a giudizio per corruzione elettorale e abuso d’ufficio aggravati dall’avere favorito la ‘ndrangheta insieme ad un imprenditore del quale avrebbe fatto assumere la moglie in cambio di sostegno alle comunali del 2007. C’è anche questo nelle vicende che riguardano il Comune di Reggio Calabria, anche non legate strettamente alle vicende che oggi hanno portato al commissariamento. Flesca, in particolare, avrebbe fatto assumere la donna assumere nella società partecipata del Comune Reges per agevolare la cosca Buda-Imerti di Fiumara di Muro.

Operazioni della Guardia di Finanza contro la cosca di ‘ndrangheta dei Fontana

Sono accusate a vario titolo di associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, abuso d’ufficio e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente le otto persone arrestate nell’ambito dell’operazione condotta dalla Squadra Mobile e dal Gico della Guardia di Finanza contro la cosca di ‘ndrangheta dei Fontana.

Il direttore operativo della Leonia, municipalizzata del Comune di Reggio per la raccolta dei rifiuti, Bruno De Caria, è stato arrestato nel corso dell’operazione della guardia di finanza e della polizia contro la cosca di ‘ndrangheta dei Fontana.

L’operazione, condotta dal Gico del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza e dalla Squadra mobile di Reggio Calabria, è finalizzata all’esecuzione di otto ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip su richiesta della Dda reggina, nei confronti di altrettanti presunti affiliati alla cosca operante nel quartiere Archi di Reggio Calabria.

Contestualmente agli arresti, Guardia di finanza e Polizia stanno provvedendo anche al sequestro di beni mobili, immobili e società commerciali che secondo l’accusa sono riconducibili alla cosca Fontana, per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro.

Inoltre sono in atto perquisizioni a Reggio Calabria, Roma ed in Toscana. Il Consiglio dei ministri, ieri, ha sciolto il Comune di Reggio Calabria per “contiguita”‘ mafiose dell’amministrazione.


Oltre a Bruno De Caria, 62ene direttore della Leonia (la società di raccolta rifiuti partecipata al 51% dal Comune di Reggio Calabria, sono stati arrestati: Giovanni Fontana, 67enne ritenuto capo indiscusso della omonima cosca, federata al potente clan Condello; suo figlio Antonino Fontana, 41enne, ritenuto esecutore delle direttive impartite dal padre nel mantenere i rapporti con il direttore operativo della Leonia; Francesco Carmelo Fontana, di 43 anni; Giuseppe Carmelo Fontana, di 35 anni; Giandomenico Fontana di 38 anni; Eufemia Maria Sinicropi di 35 anni; Giuseppina Maria Grazia Surace di 35 anni.

I primi cinque sono accusati di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni aggravata dalle modalità mafiose, le due donne invece sono accusate di intestazione fittizia di beni aggravata dalle finalità di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa, la Sinicropi, moglie di Antonino Fontana, quale titolare formale della società Se.Mac. srl, Italservice srl, Si.Ce. srl; la Surace quale titolare formale della società Si.Ce. srl.


Nell’ambito dell’indagine sulle commistioni tra ‘ndrangheta e la Leonia, societa’ partecipata dal Comune di Reggio Calabria, contestualmente all’emissione delle misure cautelari, è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni mobili, immobili e società facenti capo agli arrestati. Tra queste proprietà la parte privata (pari al 49% delle quote societarie) della Leonia Spa, società mista “pubblico-privata”, attiva nel “Comparto rifiuti”, di cui risulta detentore, per la quota restante del 51% delle azioni, il Comune di Reggio Calabria.

Il valore complessivo dei sequestri (capitale sociale, quote societarie, patrimoni aziendali, beni immobili, conti correnti, autoveicoli) ammonta a circa 32 milioni di euro.

10 ottobre 2012



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