La Nuova storiografia israeliana

La Nuova storiografia israeliana è un movimento nel quale sono compresi quegli storici israeliani che hanno come fine etico e scientifico di rivisitare criticamente e documentariamente la storia del loro Paese, “demitizzandola” da tutti quegli orpelli che, a loro dire, hanno fatto perdere per strada gli ideali del primo Sionismo che avevano condotto alla nascita dello Stato d’Israele al termine di un lungo e doloroso cammino.

Si tratta di Benny Morris, di Ilan Pappé, di Avi Shlaim, Tom Segev e, retrospettivamente, di Simha Flapan. Si parla di loro come di storici post-sionisti o revisionisti.

Lo storico Benny Morris

Sulla stessa linea, ma meno chiaramente includibili in tale lista (e talora ebrei non di cittadinanza israeliana), figurano Zeev Sternhell, Benjamin Beit-Hallami, Baruch Kimmerling, Yehoshua Porath, Avner Cohen, Uri Milstein e Norman G. Finkelstein.

I loro lavori, pubblicati a partire dagli anni ottanta, sono stati possibili per l’apertura degli archivi israeliani e britannici sugli eventi degli anni quaranta e, quindi, anche del 1948-49.
Tali pubblicazioni non hanno ovviamente mancato di suscitare dibattiti appassionati, che talora hanno trasceso il livello scientifico ad essi proprio.

A seguito della pionieristica attività dei “Nuovi Storici”, numerosi altri ricercatori hanno seguito le loro orme, influenzando ancor oggi in modo sensibile la ricerca storiografica circa lo Stato d’Israele. Fra essi troviamo: Idith Zertal, Uri Ram e Shlomo Sand, professore all’Università di Tel Aviv. Il libro di quest’ultimo uscito nel 2008 in Israele e in Francia, Come il popolo ebreo fu inventato, ha avuto un buon successo di pubblico in quei due paesi e alimentato in Israele un vivace dibattito. La tesi centrale dell’opera consiste nel negare valore ad una essenza etnica degli ebrei che, lungi dall’aver effettuato un esodo dalla Palestina, si sarebbero principalmente diffusi attraverso le conversioni (nell’Impero romano precristiano, nell’Africa del Nord o ancora fra i Cazari dell’Asia centrale, in questo riallacciandosi con il pensiero di Arthur Koestler, intellettuale ungherese-israeliano, sionista e laico, che, poiché rifiutava la nozione di “razza ebraica” aveva, con però un’esegesi delle fonti molto inferiore a quella dei nuovi storici israeliani, studiato l’origine delle comunità ebraiche dell’Europa orientale come risultato di processi di conversione).

Inoltre a questa scuola di pensiero appartengono, o sono collegabili, anche tutta un’altra serie di studi sui caratteri dell’ebraismo che cercano di rivisitare la storia delle comunità ebraiche (europee e non solo) dell’età medioevale e moderna.

Fonte: Wikipedia e siti storiografici specialistici

Bibliografia

Dominique Vidal, Comment Israël expulsa les Palestiniens. Les nouveaux acquis de l’Histoire (1945-1949), Éditions de l’Atelier, 2007

Sébastien Boussois, Israël confronté à son passé. Essai sur l’influence de la Nouvelle Histoire, Parigi, L’Harmattan, 2007

Ilan Greilsammer, La nouvelle histoire d’Israël, Parigi, Gallimard, 1998

Shlomo Sand, Les mots et la terre. Les intellectuels en Israël (prefazione di Pierre Vidal-Naquet), Parigi, Fayard, 2006

Shlomo Sand, Comment le peuple juif fut inventé, Parigi, Fayard, 2008.

Lorenzo Kamel, Israele-Palestina. Due storie, una speranza – La nuova storiografia israeliana allo specchio, Roma, Editori Riuniti, 2008.



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